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E cadde il muro di Berlino. Bello!- direte voi – niente più guerra fredda, minacce di guerra calda, apocalisse atomica, corsa agli armamenti, spese militari esagerate, spie e spiate: Vittoria!

Beh, insomma, ecco vedete, per Gigi, quella “vittoria” fu una specie di vittoria di Pirro. Egli, infatti, improvvisamente, sentì la sua vita quasi svuotata interiormente, per l’affievolirsi di quella tensione morale che l’ideale pacifista, aveva così bene, almeno fino a quel momento, sorretto. Insomma, lo sappiamo bene – tutti - che gli uomini si prefiggono sempre uno scopo, un obiettivo, nella propria vita;  e se questi traguardi vengono raggiunti o frustrati, alla legittima soddisfazione o al giustificato  sconforto, segue l’immediata crisi esistenziale. Gigi non fece eccezione.

Egli allora si chiese, molto seriamente ( e ingenuamente, aggiungiamo): ora, che è stata scongiurata la guerra, i pacifisti cosa ci stanno a fare? E se il mio compito ( o missione, come preferivano chiamarlo i suoi compagni di Fede ) di pacifista adesso è definitivamente terminato, a quale altra causa mi dedicherò? Forse all’ambiente? Oppure…

Oppure, povero illuso, riprendi bandiere, sacco a pelo, slogan e vai! Perché non passò molto tempo, che il suo pacifismo, per la verità un po’ altalenante, risorse confuso con la cosiddetta “ Guerra del Golfo” e un certo Saddam Hussein; per oscurarsi e confondersi ancor di più, con la sporca vicenda dei cavalli pazzi della Jugoslavia: guerra civile e razzismo, pulizia etnica e fosse comuni, stupri e  saccheggi.

Come? Alle porte di casa? E’ assurdo! E Amnisty International? Che? I soci fanno l’ira di Dio per far uscire di prigione un detenuto, non violento, incarcerato per motivi politici, religiosi o razziali, mobilitano mezzo mondo per i diritti umani, e lì, a due passi da casa, avviene quell’orrore?

- Barbari!- gridò Gigi. E i suoi ideali entrarono in una crisi vera e propria.

Ma, ancora una volta, quasi con ostinazione, il suo pacifismo rifece un timido capolino, per poi sprofondare nel nulla, quando scoppiò la guerra del Kossovo! E alle atrocità già viste, soprattutto, in Bosnia si unì anche la vendetta dei kossovari ex aggrediti e poi, grazie alla Nato, mutatesi in vincitori. ( Per tacere sulle varie guerre tribali africane: ma quelle, diciamo la verità, per la gente comune e per i pacifisti in attività, erano fatti lontani nello spazio e nel tempo: quei popoli, in fatto di civiltà,  non erano ancora nel Medio Evo? Cosicchè ci si metteva la testa nella sabbia e pace a noi.).

E il povero pacifista, bombardato dalle notizie – vere o false - si chiedeva, angosciato, frastornato, ma chi ha ragione e chi ha torto? Chi è l’aggredito e chi è l’aggressore? Chi la vittima e chi il carnefice? E, ahimè, arrivò purtroppo ad un’amara conclusione: ma lasciateli scannare tra loro, tanto a turno, sono essi stessi vittime e aggressori: sono lupi! Orribile!

E, intermezzata fra queste violenze, ve ne fu anche una, tutta domestica, che investì il suo partito: Tangentopoli che  lo sbriciolò. Una vera mazzata per il nostro Gigi, che veniva colpito ancora una volta, e piuttosto duramente, nel suo treppiedi di fede e d’ideali, lasciandolo malamente mutilato e con una sola gamba: l’Arte. ( e intanto per molti suoi ex compagni di partito, la fede come una boccettina di profumo senza tappo, incominciava ad evaporare inesorabilmente.).

E, per concludere, amici e compagni, ecco che vi  viene offerta la guerra in Cecenia, imbandita su un bel vassoio d’argento, come ultima portata d’onore dell’anno, del secolo e del millennio.

Il pacifismo è bell’e servito!

E Gigi, sulla soglia dei cinquant’anni ( e del duemila), pittore, si direbbe, per suo intimo piacere, sbandato, e orfano, entrò in depressione.

Ne uscì sorprendentemente, quando, una brunetta soffice e profumata, dopo qualche occhiata d’ammirazione di Gigi ( dovuta a motivi artistico- professionali- diceva lui), alla quale ella rispose con qualche sorrisetto compiaciuto; dopo qualche frase convenzionale; qualche parola gentile; eppoi il reiterarsi di sguardi “interessati” e di sorrisi di compiacimento; alla fine, con un estemporaneo occhialino, la morbida brunetta esplicitamente lo invitò, e poi lo consolò: rotolandosi con lui tra le lenzuola del suo letto. Quindi Gigi rinacque: scrisse, perfino, per lei molte poesie d’amore; e accecato da quel sentimento improvviso, arrivò anche a comporre un Atto Unico con prologo per il teatro; e, intanto, evento importantissimo,  riprese a dipingere,  ritraendo, la formosa brunetta, sua novella Musa, in varie pose e atteggiamenti, ideando e rappresentando, su grandi tele,

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