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Ci ha provato. Ha battuto duro. Ora sta buonino buonino. Ma adesso parla un po’ tu.-

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Io non so parlare come te. Ti annoierei. Poi, non saprei cosa dirti.-

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Davvero?- disse lei maliziosamente.

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Beh, una cosa potrei dirtela: Vieni a casa mia?- e intanto le cinse con le gambe la caviglia.

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No, sarai tu a venire da me.- rispose Adelina, turbata e  con voce rauca.

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E andiamo allora.- le disse Gigi alzandosi e prendendola per un braccio, come a volerla sospingere fuori dal locale, invaso da un’insolita frenesia che gli stava salendo in corpo.

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Non ora. Dopo, dopo. C’è tempo.- disse lei rimanendo seduta e guardandolo con un sorriso dolcissimo, ma fermo.

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Tempo, quanto?- rispose Gigi deluso e contemporaneamente risedendosi malvolentieri.

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Tempo e basta. Ti telefonerò.- disse Adelina accendendosi una sigaretta che non sapeva fumare.

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Ecco il numero.- e Gigi scrisse il suo numero telefonico sul tovagliolino, e lo porse, delicatamente, come se fosse un omaggio prezioso, ad Adelina; la quale lo prese, lo guardò e se lo ficcò delicatamente nella tasca del giubbotto.

Trascorsero parte della serata parlando delle gaffe del professore, dell’arte di Gigi e del pacifismo, poi Adelina volle ritornare alla Galleria: per non abbandonare ancora la sua opera che incominciava già a sentirsi orfanella, disse amabilmente, salutando Gigi con una forte stretta di mano e un sorriso che prometteva rose, fiori - e chissà se profetizzava anche spine.

E, finalmente, il sabato successivo, Adelina si fece viva. La sua voce al telefono era vispa, pimpante, piena di voglia di vivere.

Si dettero appuntamento per quella sera stessa, sul lungomare, di fronte al ristorante Bellavista. Gigi, consapevole che la differenza di età tra lui e la ragazza,  cercò di mimetizzare i suoi anni vestendosi da ragazzino: jeans, camicia scura e giubbotto di pelle.

Giunse all’appuntamento un quarto d’ora prima, accese la radio della macchina e attese pazientemente l’arrivo della ragazza.

Ella arrivò di sorpresa, alle sue spalle, indossava un leggero abitino che le modellava il corpo scattante e la rendeva assai seducente; quindi aperta  la portiera, si sedette accanto a Gigi, dandogli un bacino sulla bocca. Gigi, a quel contatto dolce, caldo, conturbante, volle dare un immediato seguito. Mise in moto l’auto e la parcheggiò nel punto più discreto e buio della punta del lungomare. Adelina lo lasciò fare sorridente. E allora egli iniziò le effusioni amorose, ma Adelina lo interrompeva, parlandogli nuovamente del professore; Gigi riprendeva le effusioni con più vigore, ma la ragazza voleva parlare d’arte e di pittura. Pazientemente l’uomo aspettò il momento giusto per riprendere ciò che aveva più volte interrotto, e quando finalmente giunse, anche questa volta Adelina si sottrasse, parlandogli di poesia. Allora Gigi, più che spazientito, eccitatissimo, non resse più: tirò fuori il pene e glielo mise nelle mani. Ella ne restò come fulminata e per un momento non mosse un muscolo; poi, come presa da frenesia, lo strinse forte forte, quindi lo palpeggiò e lo accarezzò chiamandolo coi nomignoli più vezzeggiativi. e se lo portò al petto. Poi si chinò e  passò a massaggiarsi il collo fino alla nuca, quindi si accarezzò le guance, e, infine, lo baciò. Ma non appena ella ebbe schiuso le labbra, Gigi, con un inarcamento sapiente della schiena, e una leggera pressione, fece si che ella lo ricevesse tutto nella sua bocca. Ne seguirono un immenso sospiro, un urlo represso, e un mugolio che si fusero dentro il piccolo abitacolo della vettura.

Dopo restarono a contemplare il mare, in silenzio. Ciò che era accaduto era stato un evento formidabile per entrambi. A Gigi molte volte era capitato di fare l’amore in quel modo, ma mai gli era successo come in questo caso, cioè che, oltre al corpo, avesse goduto anche lo spirito. Era stata un incanto o un sogno, quella ragazza così sottile e fragile, così gentile e sensuale, che aveva fatto travasare la sua anima nel proprio corpo, restituendogliela inebriata, appagata, stanca e leggera.

Egli, seguendo questi pensieri, si girò per ammirarla. Adelina se ne stava comodamente adagiata nel sedile, ad occhi chiusi, serena, ma con una leggerissima ruga sulla fronte, come se ascoltasse musica, o inseguisse qualche pensiero, oppure come se rivivesse con la mente la dolcissima scena che si era da poco conclusa.

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