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Gigi, si ridestò in tutto il suo vigore e fu tentato di riprendere le effusioni, ma il suo buon senso gli suggerì d’essere paziente, perchè quella notte stessa, anzi tra non molto, nel letto, avrebbe potuto godersi, certo più comodamente che nell’auto, la presenza di quella fanciulla nella sua vita. E quando ella aprì gli occhi, egli, con un sorriso di gratitudine, le propose d’andare a cenare nel ristorante lì vicino.

Ma, qualche ora dopo, un altissimo grido si levò dal petto di Gigi. Adelina, inutilmente gli faceva cenno di tacere, d’abbassare almeno la voce, ma l’uomo era furioso. Si aggirava nella stanza come una belva e la guardava torvo come se la volesse strozzare.

-

Non è possibile! Dio mi sia testimone se non è possibile! Ma come hai potuto? Come hai osato?-

Come? Come? E cosa gli aveva fatto la povera Adelina? Gli aveva fatto solamente questo: che    ella non era Adelina, ma Adelino. Infatti Gigi, quando volle fare quello che aveva immaginato di fare per una intera settimana, si trovò la strada sbarrata da un incredibile quando piccolo cosino che pendeva inerte sotto quello che doveva essere il monte di Venere della fanciulla.

-

No tu mi hai fregato. Tu mi hai tradito. Capisci? Sono furioso solo per questo. Io..io credo di essere senza pregiudizi, credo che ciascuno abbia i suoi gusti e le sue necessità sessuali senza doversene vergognare: sono per il libero amore! Ma, appunto perché libero, vorrei essere anch’io liberissimo di scegliere con chi e come fare l’amore. Libero di decidere, se fare l’amore con …uno, con uno.. come te,  mi andasse a genio o no! Me lo dovevi dire prima chi eri!-

-

Se ti calmi un poco tenterò di parlare anch’io.-

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E parla, su, parla!-

-

Grazie per la concessione. Primo punto, quando parli con me non di azzardare mai più a urlare e a esprimerti in questo modo, così  dispregiativo; quindi userai forme cortesi e al femminile e, se vuoi chiamarmi, mi chiamerai Adelina. Chiaro? Secondo: io non ti ho fregato, ne ti ho mentito. Sei stato tu che non mi hai dato il tempo di parlartene, perché immediatamente mi hai subissata di coccole, di carezze, di baci. E cosa pretendevi, che fossi di ghiaccio? Mi hai eccitata anche quando cercavo di mantenermi calma, e, per  raffreddarti,  prendevo tempo parlandoti d’altro. Ricordi? Si? Bene. Ora dimmi, sapientone, quando avrei dovuto dirtelo? Forse quella volta in Galleria? Avrei dovuto dirti: sai, prima di parlare con me sappi che eccetera eccetera? Oppure durante quella splendida serata in pizzeria? Dovevo dirti: se vogliamo essere amici – come io sinceramente speravo in un primo momento – devi sapere che…; seno là, al lungomare, quando mi provocasti e mi facesti impazzire? O qui! Dove non mi hai dato il tempo di svestirmi, che mi sei saltato subito addosso! Allora? Non parli? Non dici niente?-

-

E cosa dovrei dire? Che sono stato un energumeno assatanato? Si è vero, ho bruciato tutti i tempi. Ma mi facevi sangue, mi eccitavi fino al midollo, mi girava la testa quando stavo vicino a te…-

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…quando…stavi?-

-

No! Quando sto! Capiscimi, io non ho mai avuto esperienze simili. Normali nel suo genere –dico io – ma nuove per me. E… e non ho difficoltà ad ammettere che con te ho fatto l’amore in modo meraviglioso. Al lungomare ti ho dato il mio corpo e tu mi l’hai restituito con l’anima.. Ora credo che io abbia, forse, dei pregiudizi atavici – si, si, ne sono sicuro si tratta proprio di questo- ma capiscimi, Adelina, non me la sento di.. d’avere una relazione con te. Ecco.-

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E chi ti ha chiesto di avere una relazione. Chi ti ha mai parlato di rapporti duraturi. Ti ho mai fatto pensare che potessimo diventare amanti? – e fece una pausa come di sofferenza -

Gigi, tu mi sei subito piaciuto come uomo e come artista. Ma, ti ripeto, mi sarei accontentata di esserti solamente amica. Ed essere tua amica, per una principiante nell’arte come me, sarebbe stato il massimo del privilegio. Non volevo una avventura, non m’interessava. E te lo feci capire quando cercai di raffreddai i tuoi bollori quella sera stessa, in pizzeria. Ma tu mi conquistasti con la tua sensualità che trabocca anche attraverso i gesti più insignificanti; con quella voce profonda, abissale, calda; con gli occhi pieni di libidine latente, e con quel benedetto piedino

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