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Naturalmente, certo. Mi sospesero dall’ordine, persi la cattedra, fui allontanato dalla ricerca: ero un ricercatore e abile chirurgo; uno dei primi che capì l’importanza del trapianto degli organi e che fece seri studi sulla microchirurgia finalizzata ai trapianti del fegato, con ottimi risultati.

Ma la calunnia è un venticello, dice il librettista; che diventò tempesta e mi travolse. Il processo durò tantissimi anni – troppi – prima di approdare, dopo vari livelli di giudizio, all’assoluzione definitiva, con formula piena, cioè per non aver commesso il fatto. Bella soddisfazione, vero? Vent’anni di calvario, vent’anni di mancata ricerca, vent’anni di forzata inattività. Quanti pazienti avrei potuto salvare in vent’anni? Me lo sono sempre chiesto. E allora, ormai arrugginito, incassai il risarcimento, venni nella mia terra, comprai questa casa,  e mi misi a fare il medico di famiglia. E sono stato contento. Rincontrare la gente comune, che s’ammala, soffre e guarisce; che ti ritorna nello studio e ti ringrazia; che vuole la medicina miracolosa; che s’accontenta delle buone parole; che si confida e vuole consiglio; che trema tra un’auscultazione e una banale misurazione pressometra; che cerca sollievo e speranza. Beh, le dirò, che mi hanno aiutato a rasserenarmi a  conciliarmi con il mondo. Ringiovanii: Pensi che fino a tre anni fa andavo a sciare -la mia passione- e uscivo in barca.-

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Perché fino a tre anni fa?-

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Perché tre anni fa, fu diagnosticato il male a mia moglie, che cambiò la nostra vita…-

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Capisco.-

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Sicuro? Non mi sembra che lei sia sposato. E credo che, allora, lei non possa capire quello che significa vivere insieme alla persona che si ama, per trent’anni; persona con la quale si sono condivisi i momenti belli, ma anche i più dolorosi; persona che ti sostiene, ti sorride, si prende cura di te. Persona che, senza colpa, ha sacrificato la sua vita per causa mia, per le mie presunte malefatte. E, quando tutto finì, quando dovevamo finalmente goderci l’ultima parte della nostra vita in serenità, ecco che viene fuori quella…quella…quella cosa orribile. Credo che siamo stati un po’ sfortunatelli.-

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Mi permetta, professore? Ma sciare, andare in barca… potrebbe, no?-

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Sciare, ora,  proprio no: mi sono rovinato un ginocchio e non posso più calzare sci. In barca ci vado ancora, anche se di rado. Forse non ne ho più voglia – da solo.

     Contento del racconto della mia vita, Maestro?-

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Professore, io pensavo d’essere perseguitato dalla scalogna, ma lei, me lo permetta, mi supera di cinque lunghezze. Alla faccia della vita! Lei è stato truffato dalla vita! Ma, nonostante, ciò, la vedo abbastanza sereno. Io mi sarei impiccato!-

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Beh, non sono stato sempre così tranquillo, nel passato. Certo, come le ha già detto, sono stato aiutato dai miei amici pazienti, da mia moglie; e anche perché col tempo sono decantate le passioni, vivo la vita con rassegnata serenità… ma, purtroppo, aspettando ormai solamente il momento peggiore…- e fece cenno alla camera accanto, dove presumibilmente soffriva sua moglie – Poi si vedrà- concluse risoluto.

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Posso esserle utile, professore? -

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No, grazie… anzi, ora che ci penso, si!-

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Mi dica semplicemente come, e sono a sua disposizione…anche della signora, s’intende.-

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Grazie, grazie tante a nome di mia moglie. Ecco di che si tratta:  vorrei che mi promettesse- se un domani… se mi accadesse di… di seguire mia moglie – che lei si prendesse cure delle opere in mio possesso, compresa la sua, che tengo nella mia camera.-

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Ma, i suoi eredi?-

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Non ci sono eredi per le opere che posseggo. Me lo promette?-

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Ma certo, non ho difficoltà. Ma mi dica, perché proprio io?-

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Non lo so, francamente! Forse perché è un vero artista e saprebbe bene apprezzare e custodire le mie opere, alle quali tengo moltissimo, sia in vita sia …in morte. Sono opere che raccontano la mia vita, che l’hanno scandita: come è la musica per taluni. Sono lavori che, quasi tutti, mi sono stati regalati da artisti che hanno avuto un rapporto con me, sia professionale sia di pura e semplice amicizia. E sono opere scelte da me! Ho avuto questo privilegio nella mia turbolenta

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