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vita: ho potuto scegliere, anzi mi è stato consentito di scegliere ciò che appagava e placava il mio spirito. Mi capisce? Quanti artisti, con gesti semplici, amichevoli, prendevano l’opera, ancora fresca di colore, dal cavalletto e me lo porgevano… eh, tanti. – e, intanto che parlava, probabilmente ricordava quei gesti d’allora; e, con lo sguardo, e forse anche con la mente,  sembrava che accarezzasse tutte quelle opere: dalle due appese nello studio, alle altre che erano disposte dappertutto, in quella casa . Poi riprese a parlare con una punta di amarezza appena percettibile. - Certo, nei momenti brutti, questa facoltà si affievolì fino a scomparire del tutto, come d’altronde è ovvio considerando i fatti della mia vita. Ed ecco che, inaspettatamente, un modesto ma grande artista - lei Maestro - mi si presenta nell’ultima parte della mia esistenza e  mi permette, ancora una volta, di “scegliere” e soprattutto di ricevere, con un sincero gesto, puro impulso direi di affinità elettiva, un’opera d’arte che, mi permetta la pomposità dell’espressione, definire bellissima è sminuirla. Ebbene, attraverso quel gesto altamente simbolico: cioè staccare il quadro dal muro e donarmelo, lei mi ha riportato agli antichi splendidi momenti di un tempo e di un mondo, ormai passato. E la ringrazio di cuore.-

-

Ma no, che ringraziamenti. Professore, lo feci con vero piacere. Io vendo poco, anzi pochissimo: all’inizio era, forse, per l’incomprensione della gente verso la mia arte, poi perché capii che mi dispiaceva distaccarmi dalle mie opere per consegnarle nelle mani di gente incompetente, dura d’animo e priva gusto per l’arte. Ma, quando m’accorgo di essere alla presenza di una persona sensibile e con un forte senso estetico, se questi ammira, apprezza e la gode con lo spirito una mia opera, io sono capacissimo di staccarla dalla parete e consegnarla nella mani di quella incredula e incredibile persona, ringraziandola per giunta.-

-

Come ha fatto con me….E allora mi capirà ancora di più. Lei si prenderà cura dei miei quadri, ne sono sicuro; e ne disporrà a suo piacimento, secondo il suo intuito: anche donandole ad altri, i quali saranno, sicuramente, all’altezza di capire il valore dell’Arte.-

Col tempo Gigi, restava sempre più spesso a casa, per prendersi cura del vecchio don Alfio più acciaccato che mai, e che anelava ardentemente di ricongiungersi con l’amata compagna morta vent’anni prima, e una mattina ricevette la visita di Marinella la quale era sconvolta e con gli occhi arrossati di pianto.

-

Marinella? Cosa è successo?- disse Gigi preoccupato.

-

Gigi, si tratta di Giovanni.-

-

Giovanni? Gli è accaduto qualcosa di grave?-

-

Ancora no.-

-

E allora?- chiese Gigi meravigliato.

-

Potrebbe accadergli. Si è offerto volontario per andare in Bosnia con il contingente della Nato. Sempre loro! I bastardi guerrafondai!-

-

Beh, in questo caso, mi pare che c’entrino poco con…la guerra - cercò di dire Gigi, come a voler giustificare Giovanni.

-

Un corno! Gigi! La pace non si fa con le armi. Accidenti! Se quelli non vanno, Giovanni non và! Chiaro! – disse Marinella con tono aspro picchiando coi pugni chiusi il petto di Gigi. Poi calmatasi, aggiunse - Oddio scusami Gigi, ma credimi sono confusa e preoccupata. – poi con rabbia gridò -E la colpa è mia!-

-

Tua?-

-

Certo, mia. Sai che dobbiamo sposarci, e i quattrini, a noi poveri mortali servono. E lo dissi a Giovanni, il quale, per tutta risposta, si è offerto volontario per andare in zona di guerra per guadagnare l’ingaggio.-

-

L’ingaggio?-

-

E che? Non lo sai? I maledetti soldi che danno alla carne venduta, vanno dati sotto forma d’ingaggio. Che, in definitiva, è un contratto bello e buono: però è più elegante. Ed ora Gigi io ho paura che laggiù me l’ammazzino.- e riprese a piangere, però in silenzio, dignitosamente.

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