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Beh, non essere catastrofica. Laggiù Giovanni farà né più né meno quello che faceva in Puglia, contro la criminalità organizzata e i contrabbandieri. Cosa vuoi che importi a musulmani, croati e serbi di un carabiniere italiano? E che per giunta si trova nel loro paese per aiutarli? Dai stai tranquilla. E dimmi, per quanto tempo resterà in zona operazioni?-

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Non me l’ha detto, ma credo sei mesi...-

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Visto? Tra sei mesi vi sposerete e tu potrai raggiungerlo a Lecce.-

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Magari. - Disse Marinella con un pallido sorriso che le spuntava appena appena sulle belle labbra. Poi, come folgorata da una rivelazione, aggiunse- E se ci ritorna?-

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Non ci ritorna, quello non vede l’ora di sposarti.-

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E se ci ritornasse comunque e per altri motivi?-

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E quali sarebbero questi “altri motivi”.- chiese Gigi con l’aria di chi parla ad un bimbo.

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Sarebbero…sarebbero. Accidenti, lasciamo perdere, Gigi.- e scappo via di corsa.

Ma Giovanni ci ritornò e per ben due altre volte. Era per guadagno? O per sottrarsi al matrimonio? Oppure perché fare da paciere lo gratificava da una vita insulsa da caserma? O per i misteriosi morivi ai quali aveva accennato Marinella?

Quanto tempo passò? Tra alti e bassi, tra litigi e riconciliazioni con la spigolosa Deborah? un anno, due? poi, un giorno Gigi ( forse per intercessione di qualche santo pietoso, il quale si decise di dargli una mano per farlo uscire da quella specie di guerriglia d’amore ossessiva), fu chiamato dal notaio Longo, il quale lo informò dell’atto di donazione dei quadri che il medico aveva fatto in suo favore, prima della sua scomparsa.

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Scomparsa?- chiese Gigi sorpreso.

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Scomparsa, caro signore. Sparito! Dopo la morte della moglie, è uscito in mare e non è più tornato al molo. Il mare ha ingoiato lui e la sua barca, perché nonostante che l’allarme sia scattato nei tempi giusti – il custode del porticciolo non fece passare neanche due ore dalla sua partenza, per allertare la capitaneria – non s’è trovata la minima traccia. Poveretto. Ora, secondo le disposizione impartitemi, io le debbo consegnare venticinque opere delle quali lei potrà disporne a piacimento.-

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Grazie. Ma a chi debbo dire che mi dispiace?-

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Di accettare le opere?-

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No, della scomparsa. Certo è triste: non ha retto alle nuove sofferenze, chissà? e, discretamente, se l’è svignata.-

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Pare proprio così. Allora le ritira subito?-

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Le opere?-

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Si.-

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Se non le dispiace vorrei parlare con un mio amico, il barone Barbera; perché, interpretando estensivamente le intenzioni del dottore, sarebbe mia intenzione donarglieli affinchè siano poste in vendita, per finanziare la sua associazione per l’assistenza agli ammalati terminali. Potrebbe tenerli ancora per qualche giorno?.

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Conosco Saturnino. Bella scelta, signor Maimone, e li può lasciare qui, non c’è problema.-

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Ancora una cortesia notaio: tra le venticinque opere,  ce n’è dovrebbe essere una mia, quella la rivorrei, anche adesso, se è possibile.-

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Ah, lei è pittore? – chiese il notaio, accarezzandosi il pizzetto riflettendo, poi come illuminato, quasi gridò- Ma certamente: Luigi Maimone, cioè Gigi Maimone. Gigi, che sorpresa, non ti avevo proprio riconosciuto!-

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Sono Gigi, ma non credo di …-

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…conoscermi. Ma certo, che non puoi: sono diventato bianco come un caprone e grasso come un maialino. Eh, gli anni passano. Allora, come ti va?-

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Ancora non ricordo, mi scusi…-

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