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ebbe finito, preparò la tavolozza e, dopo un attimo di riflessione, iniziò a dipingere con pennellate vigorose. Lavorò per tre ore, poi la luce cambiò, quindi raccolse tutto e ritornò allo chalet; avrebbe continuato l’indomani.

L’indomani, entrando dal solito buco, si piazzò nello stesso punto del giorno avanti, preparò i colori e riprese l’opera interrotta. Dopo qualche ora, la luce mutò, il cielo si annuvolò, e allora, contrariato, dovette di nuovo interrompere: perdippiù, insomma, c’era la fatica da prendere in considerazione: doveva  nuovamente caricarsi tutto, risalire fino allo chalet, per poi l’indomani rifare la strada carico come un asino. Poi, tra l’altro, portare una tela così grande e fresca di colore, non era impresa tanto facile. Allora decise di lavorare ancora, sui dettagli, riservandosi per il giorno dopo, possibilmente, di portare a termine tutto il lavoro. Ma si presentò il previsto, non tanto imprevisto, sotto forma di un custode.

-

Avvocato, io glielo detto: questa è proprietà privata, lei qui non ci può stare. E sa cosa mi ha risposto? “Non mi nuovo finchè la luce rimane immutata.” Ma di quale luce parla? Lei è pazzo? Gli dico e lui sa cosa mi ha risposto?-

-

Non lo so Gaetano, ti prego dimmelo tu, possibilmente brevemente.-

-

Mi ha detto:” Quella” e mi indica l’aria. Allora ho pensato: questo è matto. Quindi invece di prenderlo per le spalle e buttarlo fuori, sono venuto ad avvertirla. Ho fatto male?-

-

Hai fatto benissimo, soprattutto se quell’uomo è più alto e più robusto di te. Ma si può sapere cosa ci viene a fare lì? Scava? Fa fotografie? Rilievi?-

-

No niente di tutto ciò. Se ne sta seduto e dipinge una tela…-

-

Ah, bene. E non me lo potevi dire prima che si trattava di un pittore?-

-

Lei non me lo ha chiesto – prima. Allora cosa faccio?-

-

Accompagnami, ci parlo io.-

E Gigi ebbe la sorpresa di trovarsi di fronte Amelia Zerilli, avvocato e comproprietaria del monastero. E gli cadde il pennello dalle mani.

-

Lei…-

-

Ah, è lei? Ma bene.- poi con tono ironico, declamò qualcuna delle espressioni che Gigi usò una volta, durante una certa riunione, tempo fa -  “Attenzione se mi calpesta le erbacce; badi all’aria che respira; attento ai pipistrelli; occhio ai toponi grossi come conigli…”-

-

Mi perdoni signora, fui uno sciocco. Sapessi quanti cazzotti in testa mi sono dato…per quello che dissi.-

-

Era tutto veleno.-

-

Macchè veleno, era cretinaggine, goffaggine. Io in quel sodalizio ci stavo per caso, forse per i motivi che vede sotto i suoi occhi: è un posto bellissimo e mi sarebbe piaciuto che rimanesse così.-

-

E per questo lo voleva dare ai benedettini…-

-

Dei benedettini a me non frega nulla di nulla. Tant’è vero che io mi dimisi dall’associazione, quando decisero di cambiare il fine costitutivo iniziale, e di attivarsi per la costruzione del monastero nuovo nel terreno, che il comune frattanto, aveva messo a loro disposizione. Veramente! E non avevo nulla contro di voi eredi, mi creda!-

-

Ma, allora?-

-

Allora, glielo ho detto: cretinaggine, goffaggine o se preferisce stronzate gratuite, dette solo perché lei mi turbava e non sapevo cosa fare…la credevo una nuova socia e volevo fare lo spiritoso. Ben mi sta!-

-

Ma guarda, guarda…che sorpresa – disse la donna guardandolo attentamente- e mi risulta anche pittore – continuò osservando la tela – e anche un ottimo pittore. Ma come ti chiami?- e inopinatamente passò al tu.

-

Gigi Maimone…-

-

Gigi…Maimone… il nome non mi è nuovo: Circolo degli Artisti, vero?-

-

Di passaggio. Toccata e fuga. Ma…vera fuga! Tu ti chiami Amelia, lo so.-

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