X hits on this document

178 views

0 shares

0 downloads

0 comments

36 / 70

-

E come lo sai?-

-

Me lo disse Saturnino, quando la frittata era stata già fatta.-

-

Quel Saturnino… certe volte c’è da inventarlo… ma altre volte – e indicò intenzionalmente i ruderi – L’hai mai visitato?-

-

Solo dall’esterno.-

-

Vieni allora, te lo faccio visitare. Gaetano, ci accompagni nelle cantine?-

Le cantine erano un vero mistero. Vi erano ben allineati dieci fusti grandi come lo chalet di Jano, e Gigi non capiva da dove le avessero fatto entrare: loro tre erano scesi da una scaletta ed erano entrati in cantina da una porticina. E allora? Allora, forse, li avevano assemblati sul posto. Ma, e dove si trovava il palmento? O da dove portavano il mosto? E quell’immensa quantità di vino per chi serviva? Per i confratelli del monastero della città? O lo vendevano? E, a che epoca erano databili? Erano ancora efficienti? Ma che stava rimuginando? Cretinate! Quelle dovevano essere botte marce, marce come tutto il monastero, perché forse erano secoli che non subiva una piccola manutenzione e si vedeva chiaramente.

Quando risalirono e Gaetano li condusse nella cappella, Gigi si accorse che quella, anche di recente, era sta adibita ad ovile. E comunque non c’era nulla d’interessante: Qualche affresco all’ultimo stadio di rovina e nient’altro di artisticamente valido. Gli altri locali interni, tranne lo stanzone del priore, da dove esercitava il suo ministero, un locale armonico dal tetto esagonale, non presentavano niente d’eccezionale.

-

Va bene Gaetano, grazie, puoi andare.- disse Amelia e intanto fece un cenno d’intesa a Gigi.

Quando Gaetano uscì ed ella lo vide nel parco, allora prese Gigi per mano e lo condusse in un piccolo corridoio che terminava con un uscio chiuso da una porta ancora efficiente. La donna prese una chiave posta sopra il piccolo architrave e la infilò nella toppa, aprì la porta ed entrarono in una piccola stanza; quindi aprì anche la finestra, e alla luce del sole di mezzogiorno, Gigi vide i murales che adornavano le pareti della stanza: erano lavori ben fatti e rappresentavano scene erotiche. Come, i monaci erano sporcaccioni? Mah, chi lo sa. Però la spiegazione era diversa, e la diede Amelia.

-

Questa fu la cella del Priore, e stanza dei miei diletti anni adolescenziali. Sai, passare lunghi mesi di villeggiatura isolati dal mondo, sarà bello per gli adulti, ma non per i giovani. E allora con i miei cugini e i ragazzi delle ville vicine, ci organizzavamo per trascorrere quei mesi in bellezza. Ci procurammo questo rifugio, lo attrezzammo, e vivemmo momenti d’indipendenza. Poi, cogli anni, il rifugio divenne una garçonniere per le coppiette che si andavano formando e che  cercavano intimità, e un’alcova per serate orgiastiche. E tutto durò fino alla licenza di maturità. Poi crescemmo, l’Università, insomma ci disperdemmo; il rifugio cadde in disuso. E questa è ormai l’unica chiave. - E mostrò una grossa chiave arrugginita. -   Prima che questo rudere sarà venduto – e lo venderemo a peso d’ora, ci sono già serie richieste da parte di un ente disposto a pagare bene e subito – dovrò cancellare tutti questi dipinti. E’ un  peccato, ma che altro fare?-

-

Se sarò in zona ti aiuterò.- poi guardando le pareti con attenzione, ma anche con un leggero sorriso ironico, Gigi le disse -  Si sono belli, potrebbero avere un loro valore estetico, ma non sono opere d’arte, te l’assicuro.-

-

Ti ringrazio, non me l’aspettavo tanta generosità.-

E Gigi non capì se si riferisse alla offerta d’aiuto o al giudizio sulle opere Ma in quel momento un topo attraversò la stanza e Amelia, con uno strillo, si trovò tra le braccia di Gigi. Egli l’accolse con naturalezza e la strinse con vero piacere, mentre la sua mano destra, per una sua vecchia abitudine, cercava i ganci del reggiseno. Ma Amelia, sotto il magliocino, non aveva nulla, e la mano dell’uomo, inutilmente percorse la schiena soda, sinuosa, inarcata della Bella.

Inutilmente? No, nient’affatto, perché la schiena era il punto debole della donna; la quale, a quel contatto carezzevole e insinuante, reagì con un movimento rotatorio del bacino come se il contatto giusto volesse cercarlo, e trovarlo, proprio tra l’inguine dell’uomo.

Document info
Document views178
Page views178
Page last viewedSun Dec 04 18:41:01 UTC 2016
Pages70
Paragraphs2129
Words45296

Comments