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Gigi si turbò, arrossì e si eccitò, e la Bella,  da esperta, subito se ne accorse; e intensificò la rotazione. A quel punto Gigi perse ogni ritegno, divenne audace, introdusse le mani sotto il maglioncino e frugò ardentemente; mentre la donna per tutta risposta attaccava la bocca alle sue labbra e succhiava voracemente la sua lingua. Allora il frugare di Gigi si spostò in tutto il corpo di Amelia, anche nella parte inferiore: sotto la gonna esplorò zone morbide, sode e umide, con metodo, senza nulla tralasciare, come se volesse accertarsi, questa volta preventivamente, se per caso non ci fossero problemi d’ordine…ormonale. La donna intese quelle esplorazioni come sublimi carezze e mugolò di piacere, quindi sapientemente glieli restituì sul pene; e, quando non ne potette più, si portò lei stessa il Gigione, ( definizione sua) fra le gambe e lo introdusse dentro di se.

Pochi secondi dopo, tra respiri affannosi, urla repressi e  mugolii inghiottiti, il coito in piedi fu concluso con un abbraccio convulso e un lieve sciogliersi carezzevole.

Quando scesero nel parco, e raggiunsero il posto dove era piazzato il cavalletto, Gigi, ricordando la fatica del trasporto, le chiese se poteva lasciare i suoi strumenti in quella famosa stanza, per poterli riprendere l’indomani e concludere l’opera già in fase terminale.

-

Nessun problema. Ma cosa ti rimane ancora da fare? – si informò Amelia.

-

Dovrei terminare lo chalet su quell’altura, a destra.- le rispose Gigi, indicando il punto.

-

Lo chalet di Longo?-

-

Ed ora il mio chalet.-

-

Te l’ha venduto?-

-

Magari avessi avuto i quattrini per comprarlo. No, ce l’ho…come si dice?… ah, in comodato d’uso.-

-

E come mai? Jano Longo non è stato mai un filantropo.-

-

Siamo amici, abbiamo fatto il militare insieme. -

-

Sarà…-

-

E con questo lavoro spero di disobbligarmi, lo sto dipingendo proprio per lui. E per caratterizzarlo e renderlo più personale, ho voluto mettere il monastero, o almeno una sua parte, in primo piano; poi lo chalet in secondo piano e sullo sfondo la magnifica vista dell’Etna. Che ne pensi?-

-

Bello, te l’ho già detto.

Comunque sono contenta che siamo vicini di casa. Io abito in quella villa lì – e indicò una    villona a cento metri dal parco a destra – e da sola.-

-

Sei single? –

-

No sono stufa del marito e degli amanti.- rispose lei brutalmente, poi aggiunse con dolcezza, quasi a volersi fare perdonare – Mi porti a cena stasera?-

-

Ah, dimenticavo, forse non lo sai. Allora sappi cara Amelia che il qui presente Gigi Maimone non ha una lira. E’ in bolletta nera! Spiacente per la cena mancata…-

-

Non fa nulla, vuol dire che ti invito io.- Poi vedendo Gigi farsi scuro, aggiunse - a casa mia. Bene, io vado. Tu, penso che avrai ancora da fare…-

-

Lavoro ancora un po’, finchè la luce è buona poi deposito tutto lì sopra – e accenno al monastero – e vado a casa a fare colazione .A stasera allora Amelia.- e la baciò lievemente sulle labbra.

-

A stasera.- rispose ella compiaciuta.

Gigi quando tornò a casa, si preparò una colazione frugale: pane, tonno in scatola e succo di frutta, quindi si buttò sul letto e ripensò a quello che gli era accaduto. Lo pensava come un sogno. Un sogno forse fatto ad occhi aperti. Ma il profumo di lei, sulla sua maglietta, gli confermava che era stata una realtà quella che aveva fortunatamente vissuto.

Quando avvenne quel fatto, nella saletta dell’albergo, e credette di aver perso la Bella, egli fu preso da un magone e da una violenta frustrazione. Pensò d’essere l’uomo più sciocco e più sfortunato del globo terracqueo: perché ricevere le attenzioni di una Bella di quella classe e poi, lui stesso, con le proprie mani, alienarsele, era il colmo della bestialità!

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