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Ora, accarezzando quella maglietta profumata, e portandosela al naso e alle labbra, quasi riassaporava le dolcezza dell’amplesso avuto appena qualche ora prima e si sentiva come se galleggiasse nell’aria, senza peso: Che fosse quello il settimo cielo? Si chiese.

Ma che amplesso, che donna, che fortuna,  che s’era ritrovato. Non sarà che la famosa cattiva stella, stesse girando in senso giusto? E, fiducioso, si addormentò.

Quando si svegliò era già sera. Guardò l’orologio: erano le sette, aveva dormito cinque ore. Ed ora gli restava solo un’ora di tempo per prepararsi e raggiungere la villa.

Alle otto in punto suonò il campanello d’ingresso. E fu accolto da un essere celestiale: Amelia era splendidamente  vestita di tutto e di nulla. Veli e tulle la ricoprivano e la discoprivano; la seta frusciante la fasciava e la esaltava; i capelli corvini erano raccolti alla nuca e tenuti insieme da un fiocco di seta azzurro; il trucco del viso esaltava il taglio degli occhi e la carnosa sensualità delle labbra; il suo profumo inebriava. Il suo sorriso sciolse Gigi dal lieve imbarazzo in cui venne a trovarsi quando entrò in quel salone elegante e pretenziosissimo. E il bacio che ella gli diete, lo mise completamente a sua agio e lo fece entrare nell’atmosfera giusta..

Ma quel bacio, iniziato all’ingresso, continuò fino al salone, tra i cuscini del grande divano a “L”, tra luce soffusa che dava una lampada posta ai piedi del piccolo tavolino. Quando si sciolsero, senza dire una parola, Amelia lo condusse in camera da letto; si spogliarono e lei si sedette sul letto e quindi lo attirò a se. Fu un amplesso breve, ma intenso e appagante. Poi, inaspettatamente ella si alzò e si rivestì. Gigi, senza capire il motivo, si vestì anche lui e la seguì nel salone, dove ella lo fece accomodare sul divano, accese lo stereo che diffuse Rachmaninoff, mentre ella se ne andava a trafficare in cucina, per preparare la cena. E Gigi aspettò, pazientemente, cercando intanto di spiegarsi il perché del comportamento così strano della donna – almeno a suo modo di vedere: Insomma se si va a letto, si va a letto; se ci si spoglia, ci si spoglia; se si inizia a far l’amore, si continua. Ammenocchè quello non fosse nient’altro che l’aperitivo…

Quando la cena fu pronta, ella apparecchiò per due il grande tavolo e invitò Gigi a prendere posto a capo tavola. La cena si svolse regolarmente, come una normale cena tra due amanti, ma soprattutto i discorsi caddero sull’arte di Gigi, poi sulle sue donne e sull’amore; e questo riassicurò l’animo dell’uomo: Erano argomenti che comprendeva e che erano inseriti nel giusto contesto.

Ma non avevano ingoiato ancora l’ultimo boccone, quando la Bella si alzò dal suo posto, e con un sorriso accattivante o invitante, si sedette sulle ginocchia di Gigi. Fu l’inizio delle operazioni amorose che si protrassero fino a tarda notte, quando Gigi, sfinito, finalmente potette lasciare la villa.

Il mattino dopo, perse le ore di luce più buone, Gigi si recò al monastero per riprendere il lavoro e portarlo a termine. Con circospezione prese la chiave e aprì la stanza, ritirò i suoi strumenti, chiuse di nuovo, ma mentre stava per scendere nel parco, incontrò Gaetano.

-

Maestro pittore, buon giorno. Oggi è in ritardo? Che, forse ha rivisto i dipinti dei suoi colleghi fatti sulle pareti della stanza del priore?-

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I dipinti?… che dipinti? – cercava di mentire Gigi, anche per prendere tempo, non sapendo dove andasse a parare la domanda di Gaetano.

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Ma quelli là – e indicò la stanza – Sapessi quante seghe…guardandole…-

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Ah, i dipinti…quelli.- rispose Gigi.

-

E quali allora? Certo, loro, i padroni, la tengono chiusa a chiave quella stanza, ma io e Peppe il pecoraio, sappiamo dove la tengono e ci andiamo per fare i fatti nostri…-

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I fatti vostri? Sarebbero?

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Sarebbero che  Peppe è frocio e non lo sa - è mezzo scemo quello -  e là dentro, con tutte quelle figure nude che si sbattono tra di loro,  io mi faccio diventare la verga  durissima e Peppe me la succhia con piacere.-

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Ma, se ne approfitta di un menomato psichico?-

-

Ma che “nomato” d’Egitto! Lui è frocio e ricchione. Sa quante volte l’ho visto mentre monta qualche sua pecora? Almeno mille volte! E allora una volta gli dissi: “Peppe, ma perché, oltre

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