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tutelare della terrazza stessa), per svolgere la sua attività (o passività, a seconda del punto di vista) di pittore. Ed aveva un allievo e un’allieva. L’allievo, Giovanni, abitava al piano terreno, a sinistra; mentre l’allieva, Marinella, abitava in quello a destra. Ambedue i giovani erano ventenni. Marinella aveva già terminato gli studi medi e lavorava da cassiera nel negozio di generi alimentari a sud della stessa via; Giovanni, invece, era disoccupato - e anche universitario ( per impiegare le sue lunghe giornate di ozio forzato). Ma mentre Giovanni, pieno di talento, prendeva lezioni di pittura nella segreta speranza di fare l’artista, invece Marinella, senza passione nè talento,  le prendeva  solo per stare vicino a Giovanni. Naturalmente le lezioni, per entrambi, erano impartite gratuitamente, per pura amicizia. Come? amicizia tra due ventenni e un ultra quarantenne? E si! Erano amici: con Giovanni condividevano la passione per l’arte, con Marinella l’ideale pacifista. E’ inutile dirlo che i due giovani erano fidanzati da sempre.

Gigi, per fare arrotondate le loro entrate, aveva segnalato i suoi due giovani amici a Sapuppo, il quale, quando gli si presentava l’opportunità, li faceva lavorare come comparse negli spettacoli lirici che si svolgevano al Teatro Massimo. ( E, a volte, coinvolgeva anche allo stesso Gigi: in fondo qualche comparsata, con un centone al giorno, non era da disprezzare, considerando le sue… magre finanze.)

Ora, col tempo, l’essere un disoccupato, o svolgere qualche lavoro saltuario, a Giovanni, diplomato in elettronica, non garbava molto; né questo stato giovava al suo carattere, che col passare dei giorni e dei mesi diventava sempre più spigoloso e scorbutico. Finchè un giorno, dopo l’ennesimo litigio per un nonnulla con Marinella, decise di arruolarsi nell’Arma dei Carabinieri.

Come, un quasi artista fidanzato con una pacifista, carabiniere?

Fate voi! Non tutti  hanno la forza morale di Gigi Maimone, il quale – don Alfio a parte - sopporta l’indigenza, con stoicismo, in nome dei suoi ideali pacifisti e artistici, disse Giovanni a Marinella e agli amici, il giorno della partenza per la scuola dei carabinieri.   

E Gigi rimase senza allievi. E ci restò un po’ malino; via, siamo sinceri: infine, impartire lezioni di pittura, a quei due ragazzi pieni di vita e di allegria, era bello, divertente e anche molto gratificante.

E un giorno Gigi ricevette una telefonata di Tanino, il quale,  tranquillamente e sfacciatamente, come se non fosse successo nulla, né sfratto, né mancata Mostra, gli disse:

-

Gigi, come stai, è una vita che non ti vedo.-

-

Tanino vaffan…-

-

Eh, che caratterino. Ma che ti prende?-

-

Come che mi prende? Forse ti sfugge dalla mente che mi hai rifilato una solenne bidonata?-

-

Ma cosa vai ancora a pensare, alla preistoria? Roba vecchia, amico mio. Eppoi il danno maggiore non l’ebbi io?- gli rispose Tanino, quasi disgustato da quel rinfacciamento – Senti,  cosa ho da dirti, invece di blaterare.-

-

Da te non voglio sapere nulla. Chiaro?-

-

E invece questa volta mi ascolterai: Che ne diresti di fare il docente di Disegno e di pittura ad olio presso l’Università Enrico Fermi?-

-

Chi io? Ma sei in te? Uno sconosciuto pittore docente universitario?  Io docente?-

-

E chi mia nonna? Guarda che lì non vogliono un Guttuso o un Fiume – che poi non sappiamo come avrebbero saputo cavarsela con l’insegnamento – No, essi cercano un artista che sappia spiegare agli allievi come si tiene in mano una matita e come si accoppiano i colori. Dai dimmi di si.-

-

Tanino, questa è una proposta delle tue. Lo so che sotto sotto c’è la fregatura.-

-

Ma quale fregatura. Solo che…Beh, in un certo senso…-

-

Visto?-

-

E lasciami finire: Dicevo che questa struttura è un’Università della terza età, un ente culturale senza fini di lucro, e insomma non sono previsti compensi per i docenti, salvo un presente alla fine dell'anno accademico. Ma non è il caso tuo, naturalmente, tu ai soldi non hai mai badato. Eppoi, via, un po’ di volontariato non gusta mai.-

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