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Ammettiamolo! E allora?-

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Saresti uno…uno che non ha cuore, uno che ti pianta e fugge senza dire una parola; ecco, sei un vigliacco, una cosaccia…-

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Alt, alt! Ma che dici? Io traditore, fuggiasco, vile, cosaccia, ma tu sei pazza!-

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Tu mi hai reso pazza! Lasciandomi senza notizie, senza sapere se eri morto o vivo.-

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Non ci ho pensato. Scusami. Ora lo sai: sono vivo e voglio essere lasciato in pace.- gridò Gigi.

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Certo. Lo vede? – e si rivolse a Jano – lo vede come si comporta?-

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Insomma… io veramente…non saprei. Ciao Gigi.- disse Jano facendo un timido gesto con la mano, come a volersi scusare e a chiamarsi fuori da quella faccenda.

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Oh, Jano, ciao. Senti, togli quella tovaglia e vedi sotto cosa c’è per te.-  gli rispose Gigi con molta calma e impassibile - indicandogli il quadro appoggiato alla parete - come se fossero soli e non fosse accaduto nulla di nulla, con un’indifferenza ostentata, che fece andare il sangue al volto di Deborah.

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Che bello.- esclamò il notaio non appena ebbe visto la tela – E’ eccezionale. Che composizione, che colori, che tocco. Ma dovevi essere in uno stato di esaltazione divina, per far quest’opera d’arte, anzi questo capolavoro. Guardi signora.- e lo mostrò a Deborah.

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Bellino. – disse Deborah a bocca chiusa, senza riuscire, tuttavia, a sottrarsi dall’ammirare il dipinto, ma con la bile che gli rodeva l’anima.

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Ora uscite perché mi debbo vestire.- sentenziò Gigi.

Poco dopo, in veranda, intanto che sorbivano il caffè offerto dal magnanimo Gigi, egli venne a sapere i retroscena di quella ”improvvisata”.

Deborah, era stata veramente molto preoccupata per la sua improvvisa assenza. Aveva chiesto agli amici ed aveva saputo solo dello sfratto. Temendo qualche gesto disperato, ne aveva parlato anche con commissario Casu, suo vicino di casa; il quale, fatte discrete ricerche, tranquillizzò Deborah circa una mancata fine cruente del suo Gigi.

Poi una sera, partecipando ad un’asta di beneficenza di opere pittoriche di un certo pregio, che era stata organizzata dal Barone Barbera, venne a sapere che i quadri erano stati donati da Gigi che a sua volta li aveva avuti da un suo amico morto da poco. Il barone, al quale si rivolse Deborah speranzosa, con molta disponibilità, le aveva detto di non saper nulla di Gigi, ma che l’avrebbe indirizzata dal notaio Longo, dal quale, materialmente, aveva ricevuto le opere.

Il notaio, interpellato, nicchiava, non voleva dare notizie sul conto del suo amico alla prima persona che gli si presentava davanti. Allora Deborah  esasperata, prima lo minacciò, quindi gli si buttò ai piedi, piangendo come un’Addolorata. Jano, si intenerì, al racconto del grande amore svanito, che ella gli fece tra le lacrime, e rilevò il luogo dove il suo amato si era rintanato. Anzi, vedendo che la donna non era in grado di raggiungere il posto, con grande spirito di cristianità, si offrì d’accompagnarla.

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E frittata fu! – commentò Jano a conclusione.

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Mentre tu facevi il porco.- concluse Deborah.

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Ma insomma, tu chi sei per me? Forse il grande amore che hai cercato di far intendere a Jano? Ti ho mai detto: ti amo? Ti ho giurato eterno amore? Abbiamo scopato e basta. Quindi non capisco…-

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Gigi, mi meraviglio, sei brutale! – lo rimproverò Jano.

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Lo lasci perdere, non è brutale è solamente un animale! Ed io che ho tanto penato per lui.- poi rivolta a Jano, con l’aria della donna delusa, triste e abbisognevole di conforto - Notaio, signor Notaio, la prego, mi riaccompagni in città - per favore. Questo posto puzza!- E con aria melodrammatica di donna ferita, stile film muto anni venti, con passo incerto, si avviò verso il vialetto dell’uscita.

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Con permesso.- disse Jano, cedendo premurosamente il passo a Deborah, avviandosi frettolosamente all’inseguimento di quel grande didietro di Deborah, che si dimenava orgoglioso e invitante, dimenticandosi finanche di salutare l’amico rimasto seduto, impassibile.

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