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Tullio pensava solamente a ricostituire il partito e a cercare le adesioni, anche solo in denaro. Gigi, vi aderì, fece il versamento e attese gli eventi. Eventi che tardavano sempre più ad arrivare.

Nel frattempo, dal Kossovo giungevano brutte notizie: c’era in atto una strisciante politica della funesta pulizia etnica, teorizzata da alcuni lieder serbi. Si sentiva parlare anche di grande Serbia.

Pulizia etnica, Grande Serbia? Ma questo era linguaggio nazista, o no?

E non erano ancora finite le brutte notizie.

Una sera Gigi, che si era attardato al pub frequentato dagli artisti, incontrò Giovanni, il quale, non appena lo vide, per evitarlo, cercò di cambiare strada. Ma Gigi dopo averlo chiamato invano, lo raggiunse e afferratolo per un braccio lo fermò.

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Giovanni, non mi hai sentito? – gli chiese con un sorriso smagliante in bocca.

-

Ti ho visto e ti ho sentito, ma non voglio parlare con te, chiaro?- gli disse Giovanni con rabbia.

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Beh, proprio chiaro non è. Vuoi avere la bontà di spiegarmi?- rispose Gigi sbalordito di tale comportamento-

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C’è niente da spiegare. C’è solo da vedere: guarda: - e mostrò la protesi della gamba che gli era stata amputata – guarda cosa m’ha fatto il tuo pacifismo del cazzo!-

-

Scusa Giovanni, ma sia io che il mio pacifismo cosa abbiamo a che fare con quella?- e indicò la protesi – Sappi che mi dispiace e mi dispiacque tantissimo, quando ai funerali di mio padre Marinella me ne parlò. Sono incidenti. Brutti e vergognosi per quanto si voglia dire, ma sempre incidenti. Incidenti che hanno a che fare con “mio” pacifismo, solo perché è rimasto inascoltato. Dai che lo sai pure tu: noi non vogliamo la guerra, né la violenza e neanche il sopruso. Ma se ci sono altri uomini che, infischiandosi del Diritto e dei trattati internazionali, li praticano, cosa vorresti che la responsabilità fosse dei pacifisti? Di gente come me? Guardami! E dimmi se sono un violento, se sarei capace d’uccidere un mio simile, poi mi darai la risposta.- disse Gigi accalorandosi come nel passato, quando parlava di quegli argomenti che trovavano, tuttora, un posticino in fondo al suo deluso cuore.

-

La risposta te la da subito il mio moncherino e la mia vita rovinata a causa della guerra e dei pacifisti in servizio permanente…come te.- gli rispose Giovanni, caparbiamente deciso d’attribuirgli la responsabilità del più grave di tutti i mali che affliggono la Terra.

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Come me? – chiese Gigi sbalordito. Poi allargando le braccia continuò – Ho capito, sono il capro espiatorio. Eccomi qua, la mia testa è tua.-

-

Vaffanc…Gigi del cazzo! A Canalicchio ero terreno fertile per le tue argomentazioni. Quando discutevi con Marinella io registravo tutto qui, nel mio cervello, anche se non parlavo. E me l’hai contagiato il tuo pacifismo stronzo. Me l’hai fatto entrare in testa senza che me ne accorgessi. M’ha reso la vita difficile, anzi me l’hai rovinata!

Tra i miei compagni mi trovavo a disagio. Spesso non sapevo cosa fare veramente. Ero indeciso  su certe scelte. Scelte che mi furono fatali in Bosnia – dove lasciai intendere che andavo per i quattrini, invece ci andavo per te e per i tuoi maledetti ideali, pacifista del cazzo.-

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E per Marinella…-

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No, lei era plagiata quanto me. Tu ci hai rovinati: prima lei, poi me. Ed ora vattene, non voglio vederti.- e si accinse ad allontanarsi.

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Aspetta: non mi hai detto come e perché il mio pacifismo ti ha reso invalido.-

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Lo vuoi proprio sapere? Eccoti accontentato: per non aver voluto sparare ad un cecchino. Volli aggirarlo, per farlo prigioniero, nonostante l’opposizione dei miei compagni; e incappai su una delle mine, che loro predisponevano sul retro dei palazzi, allo scopo di proteggersi le spalle. Se non avessi avuto nelle orecchie le tue maledette parole, avrei freddato quel bastardo al primo colpo. Contento?- gli gridò in faccia.

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Addolorato!- rispose Gigi con un filo di voce.

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Addio allora!

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Addio…-

Ma Gigi non sapeva che le amarezze di Giovanni, che sfogò su di lui, non erano dovute solo alla perdita della gamba o alla fine ingloriosa del suo pacifismo, ma anche alle conseguenze inevitabili

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