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Io l’ho visto di recente, adesso abita in un convento.-

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S’è fatto frate?- chiese sbalordita Marinella.

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No, ma che frate. Proprio lui! No, no, ci vive da ospite. Anzi sai chi glielo ha trovato quell’alloggio? Prova a indovinare?-

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Non saprei…chi glielo ha trovato?-

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Il tuo nume tutelare: il Barone Barbera. Vedi che combinazione?-

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Certo, certo, lui. Ma mi dispiace per Gigi. Potrebbe vivere meglio. Ma sono scelte sue. Ha le sue convinzioni…-

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E’ un artista, e non vuole legami.-

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Io mi riferivo alle sue idee politiche, al pacifismo. Mio marito lo ritiene responsabile delle sue disgrazie…e delle mie.-

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Mi dispiace, ma, Gigi, come ne sarebbe responsabile?-

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Sarebbe responsabile, almeno secondo Giovanni, quasi di un plagio, per averci inculcato le sue idee pacifiste; e io divenni una militante, un’attivista, come Gigi…fino a…fino a quando non mi sposai.-

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Non mi sembrano delle gravi colpe…-

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Per Giovanni si: Forse andò in Bosnia anche per queste idee - almeno lui lo afferma - ed ebbe dei guai, ed io, come vede, ne subisco le conseguenze. Ma la colpa è anche mia: ci credevo, allora, in quei principi e, forse inconsapevolmente, influenzai anch’io il mio Giovanni. Certo, adesso, non muoverei più un dito: il pacifismo m’è arrivato con violenza - sbattuto in faccia, e deturpando e rovinando la mia vita. O doveva andare così: mi perdoni l’incongruenza, sono confusa, non ci capisco più niente! Gli ideali…purtroppo.-

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Beh, avere dei principi è lodevole, oltre che legittimo.-

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Quando se ne parla soltanto, non quando se ne subiscono, impotente, le sue sciagurate conseguenze; non quando si è attivisti e convinti e paghi il tuo attivismo e le tue convinzioni in modo così orribile…Come se fossero gravi colpe. Poi, andiamo, dottore, a parte le peripezie personali, c’è la disillusione collettiva: quali sono stati i risultati di tanto impegno di tutti noi? Nessuno! Io almeno non ne conosco nessuno!-

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Ti capisco. Comunque, se ti capitasse d’incontrare Gigi, salutamelo.- disse Jano Longo  per tagliare lì la discussione che si stava allungando oltre le sue previsioni.

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Sarà servito.- rispose Marinella, capendo al volo che la ricreazione era finita, si avviò a passo svelto, verso l’uscìta.

Il notaio, dette l’ultimo fugace sguardo a Marinella che usciva, quindi alzò lo sguardo per rivedersi i suoi quadri, poi, scosse la testa e si mise al lavoro.

Dopo quella spiacevole storia con Casu, Severino Spartà quando incontrava Gigi lo trattava con grande riguardo. La cortesia va bene – pensava Gigi – l’ammirazione all’artista pure; o forse anche era un modo di scusarsi, per conto della giustizia, per i brutti momenti che aveva trascorso? Ma poi, un giorno seppe a cosa era dovuta quella cortesia:

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Sai Gigi – gli disse incontrandolo alla personale di Ettore Masi – io non mi posso definire tuo amico: non abbiamo trascorsi in comune, niente rapporti di lavoro, nessuna comunanza od appartenenza o militanza politica. Ma siamo tutti e due di sinistra. Una volta ci saremmo chiamati compagni separati: tu socialista, io comunista. Ora le cose sono cambiate, la sinistra in Italia è composita, varia, sfilacciata. Voi vi siete dispersi, altre formazioni sono apparse, e anche noi ci siamo divisi e profondamente ristrutturati: Abbiamo cambiato non solo nome, ma anche politica, schieramento – nazionali e internazionali – siamo europeisti, atlantici, democratici. L’ideologia della rivoluzione e del potere al proletariato è in soffitta da un pezzo. Eppure ci sono frizioni e diffidenze tra noi e voi, come nel passato. Ora, non credi che sarebbe giunta l’ora della pacificazione nazionale?-

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E lo chiedi a me? – gli rispose serafico Gigi.

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