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Gigi, stai parlando come un perdente.- lo interruppe Severino.

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Hai ragione: Sono un perdente. Ho perso tutto nella vita.-

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Ma hai l’arte.-

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Sempre se la moda che proviene dall’America non la stravolga.-

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Il vero artista non si fa intaccare.-

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Ma, anche se io personalmente non vendo, i critici e i collezionisti si, caro Severino. E’ stato un piacere conversare con te.-

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Meglio un ex comunista che un Reagan- Clintoniano, vero?-

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Ci hai azzeccato!-

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Avanti Gigi, vediamo questa mostra, fammi da guida critica, voglio capirne di più.-

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Andiamo. Però devi sapere che Ettore è  una bestia rara.-

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In che senso, prego?- gli chiese Severino la cui attenzione era già rivolta alle opere esposte.

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Nel senso che ad un militare di carriera è difficile attribuire un animo sensibile, insomma da artista. Perloppiù essi sono pratici, organizzatori pragmatici, realisti. Ora il nostro Ettore Masi, si discosta da questo clichè, ammannendoci questi bei lavori, frutto di meditazioni e di contemplazioni spirituali esplosi in questi colori, buttati quasi a caso, e spalmati con una spatola che definire d’oro è poca cosa. Vedi queste sfumature? Ebbene solo un maestro di spatola li può ottenere pulitamente, senza pasticciare.-

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Mi hanno detto che si è dimesso dall’esercito, è vero?-

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Verissimo. Ed ha tutta la mia comprensione e approvazione.-

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E la carriera? Mi pare che fosse già tenente colonnello…-

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Credo di si.- rispose Gigi, per poi proseguire come se fosse infastidito dall’argomento-  La carriera, la carriera. Di fronte ad una vita buttata via, cosa vuoi che sia? Ora egli sta vivendo un’altra vita. La sua vera vita, quella per cui nacque e che il destino gli ammannì insieme ad una buona dose di talento.-

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Certo che ce ne vuole di coraggio per buttare all’aria tutto e ricominciare.-

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L’hai detto. Dimmi, ti piacciono queste opere?-

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Si…si, certo.-

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Allora chiamalo e glielo dici. Sai, un artista è contento se le sue opere piacciano al pubblico. Poi noi siamo un po’ vanitosi, come donniciole, e qualche complimento non guasta.-

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Ehi, Masi, posso complimentarmi con lei?- disse Severino, facendo cenno a Masi d’avvicinarsi.

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Certo che può. I complimenti di una persona colta come lei, mi fanno ancora più piacere. Ciao Gigi, come ti và?- disse Ettore avvicinandosi volentieri  e stendendo la mano ai due stringendogliela calorosamente.

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Bene Ettore, bene. Bella mostra amico mio.-

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Grazie. E grazie per avermi chiamato. Ero tra le grinfie del professore Spiguglia…- e accennò al gruppo di persone che chiacchierava in mezzo alla galleria, con al centro il nostro notissimo professore- critico- fanfarone.

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Ma chi è? – chiese Severino.

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Un rompiscatole. – rispose Gigi.

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Un povero Cristo.- Disse Ettore – Cerca di atteggiarsi ad uomo colto, ma è solo un erudito.

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A me risulta anche un po’ fanfarone.- gli rispose Gigi.

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Beh, certe volte vuole strafare e “toppa”-

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Come qualche tempo fa, al Circolo ufficiali di presidio.- disse Gigi indicandolo con gli occhi.

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Casa fece al circolo?- Chiese Severino?-

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Tenne una conferenza su Garcia Lorca e fece succedere un putiferio.-

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Ma, è successo forse un’altra volta?- chiese Ettore preoccupato.

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Come un’altra volta? Non fu l’altr’anno.-

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L’altr’anno? Che io sappia, fu quindici anni fa. Sapessi che figura…-

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Quindici anni fa? Possibile?- chiese Gigi incuriosito.

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Certo che è possibile, anzi certo. Io ero presente.-

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