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E si fece venire il collasso…-

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Anche.-

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E scatenò quel finimondo con quel colonnello che strillava sull’onore dei soldati italiani in Spagna?-

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Sicuro! A contestarlo fu un collega che mi sedeva vicino, il tenente Parisi, ora colonnello a Roma. -

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Accidenti- commentò Severino- raccontatemi.

Ettore Masi raccontò, a bassa voce, ma con dovizia di particolari e con parole divertenti, l’avventura della famosa conferenza. E tutti i dettagli corrispondevano con quelli che Adelina aveva raccontato a Gigi. Ma come poteva essere? Se il fatto era successo quindici anni fa, Adelina doveva avere quattro, cinque anni. E non poteva essere presente. Ma allora come l’ha saputo? Perché ha spostato la data del fatto? E perché se n’è attribuita la presenza?

Gigi si poneva queste domande e intanto si rese conto che il professore, di tanto in tanto lo guardava sottecchi. Allora Gigi si mise a fissarlo sfacciatamente; al chè l’uomo, dissimulava l’imbarazzo di quello sguardo,  parlando vivacemente con un suo vicino. Ma Gigi più lo fissava, più si rendeva conto che quell’uomo era ambiguo, che sfuggiva il suo sguardo, ora ne era sicuro: che aveva anche qualche tic nervoso, ed era ansioso, sicuramente ansioso. Ansioso di chè? Forse temeva che egli lo avvicinasse, che gli parlasse? E perché? Cosa c’era sotto?

Allora Gigi si decise, chiese permesso ai suoi amici e si avvicinò al mitico professore. Il quale vedendolo avvicinare, chiamò ad alta voce un suo conoscente che si trovava dalla parte opposta della Galleria, e raggiuntolo velocemente, prese sottobraccio l’ignaro e sbalordito amico; quindi lo condusse fuori dalla galleria.

Non mi scappi, bello – pensò Gigi affrettando il passo, uscendo a sua volta. Fuori non vide nessuno, ma intuì che i due erano entrati nel pub vicino. Si affrettò ed entrò. Ed effettivamente il professore, sempre sottobraccio all’amico, era là, nei pressi del banco delle mescite.

Gigi si sedette in un tavolino vicino all’ingresso e attese pazientemente: dovevano pur uscire.

Ma, nonostante i visibili segni di impazienza che dava quel povero amico preso al laccio, il professore tendeva a prendere tempo, trattenendolo ora con una scusa, ora con un’altra. Poi, quando si accorse che l’amico non voleva proprio saperne di restare ancora nel pub, si fece coraggio e, mettendo tra lui e Gigi l’altra persona, si avviò verso l’uscita. E Gigi lo sboccò!

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Professore, si segga un attimo, ho da parlarle.-

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Chi? Dice a me?- rispose il professore impallidendo.

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Ma cento, esimio professore. S’accomodi prego.- disse Gigi ironicamente, ma con fermezza.

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Ecco, vede, io avrei fretta, il mio amico qui presente…-

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Fai pure – disse il suo amico, grato a Gigi che lo toglieva dalle grinfie del rompiscatole – Fai pure. Io ti precedo in galleria.-

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Ma non dovevamo…- disse il professore, come se chiedesse: pietà resta.

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Spiguglia, parleremo dopo…dopo…eh? Arrivederci. Signore…- e uscì quasi di corsa.

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Dica.- disse il professore, rassegnato, sedendo in punta di sedia.

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Professore, senta un po’… – esordì Gigi con aria severa.-

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No, non dica nulla, la prego – lo interruppe Spiguglia, disperandosi – non dica nulla, la prego. Parlerò io, certo! Ecchè? Mica sono un cretino? Capisco e sono consapevole d’aver sbagliato, ma date le circostanze, lei nei miei panni, cosa avrebbe fatto?-

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Beh, nei suoi panni, certamente non mi ci sarei messo.- rispose Gigi, genericamente, non sapendo di cosa quello gli stesse parlando.

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Eh, è facile, Maestro. Per lei è facile, tutto facile. Io quella ragazza l’adoravo come una regina, e… e avrei fatto qualunque cosa pur d’averla…ma essa cosa fa? Mi seduce, m’incanta, mi fa credere che ci sta…eppoi si mette con un altro! Con lei maestro, che, francamente, se voleva ne poteva avere di donne quante nè voleva…senza toglierla a me.- e dall’espressione del viso sembrava veramente addolorato.

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Già, ma…- disse Gigi incominciando a capire qualcosa.

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