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Si lo so. Sono stato meschino: Quando s’è messa con lei – e me lo disse in faccia, spavaldamente – io non ci ho visto più. O mi suicidavo, o l’accoppavo, o mi… vendicavo. –

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E si è vendicato…- rispose Gigi non sapendo ancora di quale vendetta fosse stato oggetto.

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Proprio così! E sul giornale “Vivicittà” scrissi…quello che scrissi... su di lei…

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Vivicittà? E cos’è?-

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Come non lo sa? – e vedendo che Gigi scuoteva la testa, continuò con falsa modestia -E’ un mensile che ho fondato e ho l’onore di dirigere. E’ l’organo della mia Associazione.-

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Ho capito.- disse Gigi pensando: cazzate!- continui.-

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Dicevo: Sbollita la rabbia mi pentii subito, glielo giuro! Avrei voluto accopparmi! Ma sono un vigliacco, come ha già capito e non ci sono riuscito. E d’allora ho vissuto sempre col timore che lei volesse aggredirmi per punirmi di quello che avevo scritto, se l’avesse letto.-

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Beh, in un certo senso…-

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Lo so, lo so! E avrebbe avuto tutte le ragioni di questo mondo, per farlo. Quando Adelina mi disse che lei voleva picchiarmi, io le credetti. E perché non avrebbe dovuto? In fin dei conti avevo sparso solo calunnie sul suo conto e avevo scritto bestialità sulla sua arte.-

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Certo che…-

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Lo so, lo so! Sono una bestia! Ma guardi che nessuno ci ha mai creduto a quello che scrissi. Non mi arrivò neppure uno straccio di lettera per confortarmi sulle critiche che gli mossi. Nessuna!-

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Ma insomma…magari, sapendo… – E Gigi stava per dire: ma che cavolo hai scritto, si può sapere?

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Balle Maestro, solo balle. Che i lettori hanno preso per tali. E chi ci ha creduto, per esempio, quando scrissi che fui io a lanciarla e a farla conoscere al grande pubblico, e che poi, lei, ingrato, mi rinnegò chiamandomi, per giunta, fanfarone? Nessuno!-

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Ed io avrei dovuto picchiarla solo per questo?- chiese Gigi sbalordito.

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Beh, non solo.-

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Allora parli!-

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La lettera…anonima…quella che…al commissario Casu…che lei era coinvolto nella morte del medico…scomparso. Ma fortunatamente il buon commissario l’ha scagionata e tutto è finito!-

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Come? Come?- disse Gigi alzandosi dalla sedia, mentre il professore quasi profondava sotto il tavolo.

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Stia calmo, calmo, la prego. L’idea non fu mia, sa? Quasi me la suggerì Deborah Gaudioso ricordandomi della famosa vendita di beneficenza delle opere del dottor Anelli - alla quale mi impegnai anch’io, pubblicando l’evento sul mio mensile – vendita della quale lei era stato, chissà perché, il promotore.

Deborah mi fece capire che lei era coinvolto nel fattaccio della morte del professore, ma che ella non poteva agire, perché aveva le mani legate - mi disse con rammarico – e, insomma se avesse potuto muoversi liberamente, l’avrebbe fatta lei, e volentieri, la soffiata - anche per una specie di vendetta… mi fece capire…Ed io abboccai: era un’occasione irripetibile per ferirla, per umiliarla, per inguaiarla.- cosa potevo fare? Ero cieco di gelosia.-

E fu allora che Gigi ebbe l’impulso di strozzarlo, seduto stante. Ma si controllò. Si disse: calma e gesso, meglio non aver a che fare mai più con i Casu e con gli Spartà della situazione. Quindi, irrigidendosi prima, ma rilassandosi dopo, gli disse:

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Tutto qui?-

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Glielo giuro! Tutto qui.- rispose Spiguglia rinfrancato.

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E dica, Adelina sapeva della lettera anonima?-

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No, di quella mai! Mi avrebbe disprezzato!-

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Bene, qua la mano e da questo momento si liberi di me e dell’incubo che io ho rappresentato finora per lei. –

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Grazie, lei è un magnanimo.-

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No, io sono un fesso, se non le dispiace. Tutto chiuso!

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