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Insomma si può essere noti nel bene come nel male. E Spiguglia sapeva destreggiarsi con perizia nell’infido mondo della cultura e dell’arte della città: e galleggiava sempre. ( anche se qualche cattiva lingua affermava: Anche gli stronzi stanno a galla…)

Ma a Gigi, questo semplice mistero non fu permesso di conoscerlo. Perché altri eventi importanti lo distolsero da quella piccola probabile e gratuita bugia. Poi, andiamo, si sa: è più interessante e conveniente lasciare un velo di mistero sulle vicende del mondo, per non avere la sorpresa di trovarlo sciatto, allora risparmiamo questa delusione al nostro Gigi.

Ma non fu sciatto l’allestimento del “ Così è, se vi pare” di Luigi Pirandello, che Gino Sapuppo curò al Teatro Giovanni Grasso.

Gino era un vecchio regista, aveva quarant’anni di mestiere sulle spalle; aveva fatto l’Accademia d’Arte drammatica; era stato allievo di Visconti e aveva lavorato in tutto il paese e anche all’estero. La sua inclinazione era la lirica.

Ma fare la  regia di un’opera lirica, in Italia, in tempi non tanto lontani, era un’impresa non facile – benchè Visconti avesse già iniziato a tracciare la strada  – perché gli interpreti si sentivano soprattutto cantanti, e come tali pendevano dalle labbra del Maestro direttore, snobbando il “povero” regista che doveva sudare le cento famose camicie per riuscite ad ottenere, da quegli interpreti ingessati, un’espressione, un gesto, un movimento che non fosse direttamente connesso e codificato con le note che dovevano emettere dalle loro ugole dorate.

E Gino, per amore del lavoro e della sua passione - e diciamolo pure: doveva campare - accettava con rassegnazione le snobbate di cui sopra. Ma una volta, stanco di subire, e in nome dell’Arte, con l’A maiuscola, come volle precisare, insorse e fece scalpore! Fu durante le prove del “Saffo”.

- Io me ne sbatto dei vostri vocalizzi – gridò dalla sala, inferocito, verso il tenore, che intanto che lui spiegava la scena, si sollazzava a scherzare con un maestrino tra le quinte – voi siete su quella sacra scena per essere artisti completi! Completi significa saper anche recitare le cazzate che cantate!

Lei – e fulminò il Tenore – e lei – e passò al Soprano – e pure lei e lei – e indicò il Mezzosoprano e il Baritono – e anche lei, messere – e puntò l’indice verso il Basso – se non vi piazzate sulla scena come vi ordino io, vi caccio fuori tutti a calci nel sedere! E che diavolo, siete come dei bambini!

Non volete sfasarvi? Volete restare tutti in prima? Siete tutti “Divi”? Nessuno vuole cedere? E allora scendete uno alla volta, giù, qui in sala, per vedere con i vostri occhi divini l’aborto, l’obbrobrio, l’abominio della vostra rappresentazione! I pastorelli del Presepe sono più dinamici di voi! Siete delle “belle statuine”, siete cadaveri con la bocca aperta che strillano e basta!-

E, forse anche a causa della fine strisciante del suo partito, che lo aveva protetto, Gino Sapuppo fu messo alla strette: o chiedeva scusa ai signori cantanti, o si dimetteva dalla regia dell’opera. Ma Gino, che aveva naso, decise dignitosamente di dimettersi, e uscì dall’organico del teatro dell’Opera a testa alta e con tutti gli onori - e l’ammirazione dei pochi veri artisti.

Ma perché Gino ebbe naso? Perché, capì che tanto, alla prossima stagione lirica, egli sarebbe stato estromesso ugualmente: scuse o non scuse. C’erano altri partiti e altri registi che premevano sull’Ente Lirica, finanziato da pubblico denaro. Chiaro?

Ma non si mise proprio in pensione, almeno artisticamente parlando. Certo non fece più regie liriche, insomma non lavorò più da professionista. Orbene, allora, per non arrugginire, di tanto in tanto, accettava di fare qualche regia di lavori di prosa per compagnie di semiprofessionisti.

E accettò di mettere in scena il  “Così è”; ma - e lo disse espressamente - lo avrebbe realizzato a modo suo, in piena autonomia.

Perché questi discorsi? Non era ovvio che un regista lavorasse a modo suo? E, soprattutto un regista del suo calibro? Certo, ovvio, ma…c’era un “ma” grosso quanto un palazzo: le compagnie di attori semiprofessionisti vivono d’abbonati e d’abbonamenti, che si contendono ferocemente a suon di Cartellone Stagionale. Fare un cartellone adeguato al grosso pubblico, mettere in scena le opere che l’abbonato preferisce, realizzarle senza scandalo o scalpore, era imperativo comune. E fu detto anche dal direttore Artistico, sia pure con deferenza, quando si apprestò a realizzare l’opera prevista: “Maestro, faccia lei, ma.. ma prudenza Maestro…il nostro pubblico…famiglie

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