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intere…vuole divertirsi…non pensare…ma… mi raccomando!” Quel tizio fu impacciato nell’esprimersi, ma il messaggio era stato preciso: quel mi raccomando, voleva dire, comprendeva e quasi ordinava la cancellazione del “taglio” interpretativo che Gino voleva dare all’opera: mettere finalmente a nudo – secondo lui - il vero conflitto fra la signora Frola e il signor Ponza, che l’autore aveva taciuto: cioè l’incesto tra suocera e genero.

E, ancora una volta, per amore della passionaccia, Gino accettò e non fece menzione del predetto conflitto innominabile; e si limitò- si fa per dire – a tare un taglio moderno, veloce e stringato, ad un’opera concepita ottant’anni prima,  per essere compresa attraverso il reiterarsi dei concetti espressi, o sapientemente taciuti, che il testo in effetti conteneva.

Fece preparare da Gigi una scenografia scarna, fatta di sipari sullo sfondo scuro; fece uso sapiente e moderno delle luci e dei suoi tagli; mise un commento musicale eccezionale, ricavato da varie opere di vari autori, mixate adeguatamente da lui stesso. Infine, fece recitare gli attori come se fossero dei personaggi nevrotici, tutti tranne la signora Frola e la figlia, signora Ponza. E fu un successone. Quella volta si “sbigliettò” come mai fu fatto dalla Compagnia, durante la presente e le passate stagioni.

Ma Gino rimase insoddisfatto; quel taglio mancato gli rimase nel gozzo.

E l’ironia drammatica fece il resto: quel taglio da lui ideato e che gli fu censurato, nella stagione successiva, gli rimbalzò ferocemente addosso, facendolo disperare. Perché? perchè quel suo famoso taglio fu intuito e realizzato dalla nota attrice l’Alida Valli, quando mise il scena il “Così è”, facendone, così, il motivo principale del successo dell’opera e della sua interpretazione. Successo riscontrato, apprezzato e ampiamente divulgato dal critico teatrale di un noto quotidiano della sera a tiratura nazionale.

Gino Sapuppo fu servito! Lasciò il teatro per sempre!

Gigi cercò di consolarlo, ma dovette amaramente constatare che quell’uomo, che viveva per l’Arte e che possedeva talento a iosa, un vero professionista del teatro, ormai non trovava più spazio per le sue idee, per le geniali trovate, per le eccezionali messe in scena. E si chiese: Ma cos’è l’Arte? e chi sono gli artisti? Ma chi li deve comprendere? Chi li deve apprezzare? Il pubblico? Ma quale pubblico, forse quello di Sapuppo che non sapeva distinguere l’Arte da un artiglio? ( come soleva dire proprio il Sapuppo) Oppure i critici tipo Spiguglia? Ma ne valeva la pena? O era meglio comportarsi come faceva lui: fare arte solo per soddisfare se stesso?

Nell’attesa di risposte adeguate, gradite distinti saluti.

Quando rivide il cavaliere Sebastiano Cavarra, sulla linea 129, Gigi si ricordò che possedeva il biglietto e, contemporaneamente rammentò ciò che, una lontana sera, quel distinto vecchietto gli aveva detto: “Ma lei lo sa che al Senatore Diotallevi…” eppoi la frase s’infranse contro il rombo della vettura. Bene, adesso, il nostro cavaliere mi dirà.

-    Cavaliere – disse Gigi cerimonioso – si segga qui, accanto a me, prego.-

-

Caro Maestro. Che piacere. No, grazie, preferisco restare in piedi. Lei, naturalmente, è servito immagino – riferendosi al biglietto, e all’affermazione fatta con la testa da Gigi, riprese al solito suo - Ma lei lo sa che per lei gli anni non passano mai?-

-

Senti chi parla: E’ una vita che la conosco ed è sempre uguale a se stesso. Ma mi dica cavaliere, quali novità ci sono nell’aria?-

-

Novità? Ma lei lo sa che a parte i parchi giochi sparsi qua e là, in città, l’unica novità di rilievo è stata la morte di Turi Pernacchia!-

-

E’ morto?- disse Gigi sbalordito – e come?-

-

Si è strozzato con una ruota di salsiccia…-

-

Si è impiccato?-

-

No strozzato! Nel senso che gli è rimasta nella strozza.-

-

Poveraccio… Senta cavaliere, a proposito di poveracci, ha saputo tutto il putiferio che c’è stato intorno al processo Strazzeri, e della sua piena assoluzione?-

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