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- Ma dai, non fingere di non sapere…-

-

- Ah, ti riferisci a…, insomma al “pilu”, al pelo della …-

-

- … femmina, e a chi, senno? Poi, insomma, se collabora bene se la caverà con poco o nulla, al massimo sei mesi e la condizionale.-

- E il nostro uomo sarà spacciato.-

- Però mi dispiace per Diotallevi, è una brava persona.-

- Eh, politica e amore… per raggiungere gli scopi, non si lesinano i colpi bassi.-

- Si, ma è uno schifo però…-

- Già. Zitto! Eccolo che arriva, andiamo a incontrarlo.”

E si allontanarono. E io registrai il discorso. Sono un registratore umano. Eccovi servito, Maestro.-

-

Cavaliere, una cosa ancora: chi erano quei signori?-

-

Non li conosco, poi erano fuori, al buio.-

-

E quel misterioso viaggiatore?-

-

Anche quello era fuori, al buio.-

-

Non sa nient’altro?-

-

Nient’altro che possa ricordare. E lei è stato servito.-

-

Accidenti, ora sono “servito”. Prima dovevo essere servito, quando potevo servire…-

-

Sono esclusivamente affari suoi, Maestro. E adesso la riverisco, cambio vettura.-

E con un guizzo da ventenne, il cavaliere scese dal bus e salì su un altro.

Gigi restò basito a rimuginare le notizie appena avute. Erano ormai notizie vecchie, inservibili ai fini giudiziari. Ma potevano chiarire le idee a Diotallevi e, perchennò? anche a lui stesso, a Gigi il fesso, che avrebbe dovuto fermarsi ancora un po’ su quel maledetto bus, ad ascoltare le divagazioni del cavaliere, e ad acchiappare al volo quella notizia di prima mano, per avvisare Tullio. Perché, era ovvio, che se l’erano giocato e di brutto! Ora Galluzzo era stato  solo lo strumento;  ma manovrato da chi? finora si sapeva con certezza solo chi le aveva buscate; ma, ed ora era evidentissimo, c’era stato un ispiratore e anche un beneficiario, perdiana!

Quindi Gigi decise di informare Tullio perché, se la notizie per lui fosse stata nuova, può darsi che si poteva risalire a quei “Giudacci” infami.

Naturalmente, per conto suo Gigi, li voleva conoscere solo  per guardarli in faccia e, possibilmente,  sputargli in un occhio. Che volete farci, lui era fatto così: ci credeva ancora nell’amicizia.

Ma Tullio, dopo averlo attentamente ascoltato, scosse il capo e disse laconicamente: “Acqua passata.” Insomma non voleva più sapere nulla. O, forse, già sapeva e non voleva ricordare; oppure non voleva far sapere a Gigi che sapeva, per chissà quale misterioso motivo. Oppure…oppure.. se ne fregava perché, come pensò Gigi, era tutto preso, da altri argomenti giudicati più importanti, come sembrò lasciargli capire.

-

Vedi Gigi, io non sono vendicativo, e ci sono altri problemi in atto, altro che rivangare il passato. Ci sono forti difficoltà per ricostituire il vecchio partito; poi  il lungo esilio del nostro lieder, dovuto ad una magistratura giacobina ancora troppo forte ed ad un parlamento pusillanime, che ci handicappa. L’opinione pubblica ancora quasi tutta sfavorevole… L’immagine socialista ancora macchiata da continui rigurgiti di ladroneria, sapientemente orchestrati e diffusi nel momento giusto. Pensa a dove sono arrivati: hanno prezzolato anche un grande gay dichiarato, il quale durante uno spettacolo si è lanciato con un’invettiva, degna di miglior fine, contro il nostro progetto di ricostituzione del partito, gridando dall’immensa platea televisiva di quell’insignificante spettacolino leggero, scacciapensieri:- “Fermiamoli! Vogliono ritornare!”  Vogliono ritornare, ma chi? I mostri? Capisci, siamo ancora dei mostri secondo quel tipino teleguidato.-

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Ma per gli italiani, cosa siamo? Non certo mostri, forse ladroni; ma è più probabile che ci     considerino, ormai, vecchi ruderi nostalgici.- disse Gigi – Scusa l’interruzione, continua pure.-

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Spero che tu abbia torto, Gigi. Comunque, il pubblico in sala che fa? Applaude vergognosamente! Capisci, Gigi, è tutto orchestrato, tutto; e il direttore d’orchestra è un

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