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Presidente, in linea teorica sono d’accordo con lei. Ma allora sarebbe stato meglio non fare nessuna mostra di fine anno accademico. Ora, chi escludo? Chi posso escludere senza fare ingiustizie? L’alternativa sarebbe quella di  esporre  tutte le opere: belle e brutte. Ma non si può, la galleria non lo permette, è troppo piccola.  Eppoi, senta, a parte questo e ogni considerazione inerente i fini ultimi dell’Università, esponendo dei lavori pessimi in quella galleria dove sono molto conosciuto, metto a repentaglio la mia reputazione, la mia arte…-

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Ma mi faccia il piacere! – sbuffò il presidente

E il piacere glielo fece: l’anno accademico successivo non fu convocato.

Ma mal comune mezzo gaudio, si dice; perché la stessa sorte toccò al docente di drammaturgia e a quello di canto polifonico. Anzi a quest’ultimo, prima gli fu declassata la materia a canto corale, infine soppressa. Brutta esperienza per degli artisti. Ma mentre Gigi e il musicista presero tutta la vicenda con filosofia ( anzi, si suppose: con sollievo ), il docente di Drammaturgia, il suo carissimo amico e noto regista teatrale, Gino Sapuppo - anche lui segnalato da Tanino – ci rimase malissimo.

Infatti il suo cocente fallimento era da attribuirsi, esclusivamente, all’ambiguo ruolo di Docente di Drammaturgia e d’Insegnante di Recitazione, con relative difficoltà obiettive quando dovette preparare il Saggio di Recitazione, a conclusione dell’anno accademico. Saggio che il Sapuppo definì…

-…pazzesco! Ora – raccontava il regista, amareggiato, a Gigi, mentre sorbivano il caffè seduti in un tavolino del pub degli artisti– nonostante tutta la mia buona volontà, il grande impegno artistico e, modestamente, il mio talento, feci un fiasco di quelli che si ricordano per tutta la vita.-

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L’ho saputo, ma come mai?-

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Come mai? Perché sono un cretino! Perché non seppi impormi. Capisci? Ero fuori dal mio ambiente, e quello accademico mi intimidì. Cosicchè, pressato da quei signori e senza chiedere una precisa garanzia preventiva, circa i mezzi che mi avrebbero dovuto mettere a disposizione, accettai di fare un Saggio diverso da quello cui loro erano soliti organizzare; e pensai ad una esibizione più impegnativa - in un certo modo una mia vecchia idea - basata su poesie del calibro del “Cantico delle Creature”, Divina Commedia ( episodio di Paolo e Francesca), di “Donna de Paradiso” ecc., cioè un assaggino di un certo “spettacolo da farsi”. E mi impiccai con le mie stesse mani.-

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E come può essere successo? –

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E me lo chiedi?-

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Veramente, conoscendoti…-

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Va bene, va bene, te lo spiego io, ma andiamo con ordine, se ci riesco, perché sono incazzatissimo. Innanzi tutto, sai bene chi fossero gli allievi frequentatori, no? Orbene, io, illuso  nonostante tutto, cercai di farli recitare bene e sul serio. Capisci in che folle situazione mi andai a cacciare da vero incosciente? Tanto per illuminarti: inizialmente dovevo insegnare a tutti la recitazione, poi preparare e dirigere una ventina di persone; tutte alla loro prima esperienza recitativa, e, come bene tu sai, con obiettivi problemi fisici e di memoria; poi senza talento – e purtroppo, alcuni di loro anche velleitari - che non mi garantivano neppure la loro preziosa presenza alle prove; e il tutto, mondaccio cane, senza alcun supporto organizzativo e tecnico: niente, io non ebbi niente.

Figurati che dovetti adattarmi a fare le prove in un’aula scolastica, spostando i banchi per fare spazio e simulare un palcoscenico. Poi, fatta la selezione e preparato lo spettacolo, per la successiva rappresentazione, Dio santissimo, fu scelto non un teatro, ma un ricco salone, pensa  – orrore!- di colore viola, di un palazzo baronale; senza “service” e con un’acustica da inorridire, e perdipiù di pomeriggio, con una luce solare che “sparava” inesorabile sul palchetto approntato frettolosamente. Insomma quando si dice tutto storto…  E i miei dieci poveri allievi attori furono mandati così  al massacro, senza protezione alcuna – quale per esempio l’illuminotecnica: penombra per copertura e pause, o gioco di luci in alternativa; oppure l’impianto stereo e microfonico: musica in sottofondo o supporto di un opportuno e adeguato

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