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dolore che gli si formò tristemente sullo scarno viso, facendolo cattivo anche di pensiero, disse ad alta voce: “ Non sarà mica che si divertono a guerreggiare? Ad ammazzare? A razziare? A stuprare? E io non ne so nulla? ”

E come Gigi aveva profetizzato, circa il suo rapporto con Gina, esso si stava esaurendo in virtù delle difficoltà obiettive in cui lui fu gettato dalla bega giudiziaria.

Ma le difficoltà giudiziarie giovarono a Gina, la quale, sia pure involontariamente, ne trasse grande profitto: Sapete, lo scandalo, alle belle ragazze fa più bene che male. Fu così che coinvolta nella polemica Milazzo- Gentile- Maimone, ella svettò con tutta la sua bellezza, gioventù e nudità al di sopra di tutti e di tutte le polemiche annesse, passando su tutte le reti televisive e finendo su tutti i giornali femminili.

Poi fu avvicinata da un agente cinematografico che le propose alcuni spot pubblicitari per conto di una Casa produttrice di indumenti intimi per donna.

Come è naturale, Gina consultò preventivamente Gigi, il quale già preparato a quel distacco perché, nobilmente, non voleva coinvolgere quella creatura innocente e bella e, molto, molto più giovane di lui, nella sua vita piena di problemi e senza futuro; quindi le dette via libera, sciogliendola nel contempo, magnanimamente, da ogni rapporto sentimentale o artistico. E Gina partì, subito dopo: destinazione Roma ( coi pochi milioni rimasti, omaggio del vecchio Gigi), per incontrare la gloria…o chi per essa.

E Gigi?

E Gigi tornò al convento, da padre Casarsa, il quale, quando lo rivide davanti a se, più abbattuto di quando non lo fosse stato la prima volta, sentenziò: qui ci vuole la maniera forte per scuoterlo.

-

Gigi, - gli disse quasi severo, ma era una finzione - spero che tu sappia che questo povero monaco non può certo mantenere lui e te. Gli introiti delle messe domenicali non coprono neppure le spese della luce che consumo durante le funzioni. Ora, tu comprendi che se non mi dai una mano, noi due moriamo di fame. Che intenzioni hai?

-

Monaco, io non ho una lira, ma ho due mani a tua disposizione.-

-

E di quelle che ho bisogno. Vieni con me.- disse Casarsa, come se non s’aspettasse altro.

E lo condusse nella chiesa annessa al convento, che era in fase di completamento. Essa era composta da un edificio abbastanza moderno - in armonia con tutto lo stile col quale era stato costruito il convento, - ma con richiami a certe costruzioni normanne, almeno come spartanità degli interni. Ed era composta da una sola navata centrale, ma solcata da dieci grandi archi che la sorreggevano. L’abside era in fondo, come a conclusione di un grande tunnel che sfocia nella luce. Le pareti erano ancora tutte bianche, lisce, intonacate con polvere di marmo, ed erano tutte spoglie. Solo il soffitto era stato in parte dipinto con un azzurro che si espandeva e terminava con le sfumature di oro antico, coi quali si delimitavano gli archi.

Gli arredi liturgici erano raccogliticci, provvisori, e non si armonizzavano certo con in resto dell’ambiente.

Padre Casarsa, lo conduceva nel locale, quasi tenendolo per mano; mentre Gigi, sorpreso e rapito, si guardava attorno, come se vedesse una meravigliosa tavola apparecchiata, con una grande tovaglia bianca, pronta per essere imbandita, o, più prosaicamente, come una bella donna su un lenzuolo bianco, che gli si offriva invitante.

-

Monaco! Monaco, ho capito! dammi tempo e ti farò sbalordire. Già mi prudono le mani! Ti rifarò tutto, iniziando da questi orrendi arredi liturgici. Te li farò in pietra bianca: altare come dolmen; sedia gestatoria come un gran masso scosceso; ambone come stalattite; fonte battesimale come sorgente d’acqua viva. Poi ti farò tanti affreschi ad olio da farti confondere. Ma a modo mio!-

-

Sta bene per gli arredi. Ma le pitture saranno a modo tuo, più il mio sacro.-

-

Il sacro sarà rappresentato dal tuo viso che mi servirà da modello per fare il Creatore. Farò una Creazione inimmaginabile, da favola; che coinvolgerà tutto il Creato, non solo l’uomo, che sarà rappresentato solamente dal Figlio. E Partirò dal Big Bang. Per il viso del Figlio, come modello

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