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prenderò Saturnino.-

-

Chi me?- disse Saturnino, entrato in quel momento – e sei sicuro che accetterò?-

-

Accetterai.- gli rispose Gigi.

-

Accetterò se tu accetterai la mia proposta: Sto fondando un’Associazione per assistere i barboni senza fissa dimora. E tu dovrai aderirvi.-

-

Come barbone?- disse Gigi tra serio e faceto.

-

Suvvia, non scherzare. Come socio fondatore, si capisce.-

-

Saturnino, io non me la sento di aderirvi. E non perché non apprezzi la tua iniziativa, ne per i poveri barboni, ai quali potresti annoverare anche me, se non fosse per questo monaco tentatore. Ma è perché non ho più fiducia nel genere umano. Spiacente!

Vedi, per me, l’uomo è stato l’unico errore che fece il Creatore, quando fu. Egli doveva lasciarlo solo animale, tuttalpiù, allo stato di “homo faber”. No, invece lo fece anche “homo sapiens” e rovinò tutto l’equilibrio mondiale e universale. Che erroraccio per un Onnipotente!-

-

Dai non scherzare.- disse Saturnino indeciso se Gigi dicesse sul serio o no.

-

Non scherzo, Saturnino. E sappi, che t’invidio per questa fiducia incondizionata e infinita che hai verso i tuoi simili. Ma io mi chiamo fuori. Io mi dichiaro pietra, albero, nuvola. Nulla di più.-

-

Mi fai pena.- disse malinconicamente Saturnino.

-

Pure io me ne faccio, e più di te.- gli rispose Gigi. E cadde il silenzio.

-

Allora, Gigi – disse Casarsa per rompere quel momento imbarazzante che come una sottile nebbia, si era condensato tra di loro-  Allora, ci stai?-

-

Ci sto! Se ci stai anche tu.-

-

Le condizioni?-

-

Modeste: Vitto e alloggio per tutta la durata del lavoro e…libertà creativa.-

-

Vada per vitto e alloggio. Per quanto riguarda la libertà creativa mi sta bene l’idea che hai appena espresso, ma, conoscendoti, debbo mettere dei paletti ben precisi: Bene per il Padre creatore e bene anche per il Figlio Gesù, ma desidero anche una Madonna e San Benedetto. Poi sarai libero di sbizzarrirti.-

-

Non faccio nè santi nè Madonne! Mi dispiace.-

-

Ma un piacere personale potresti farmelo: Vorrei almeno un’Annunciazione.-

-

Non posso.-

-

Ti prego.-

-

Forse ti manca la tua famosa modella?- chiese Saturnino.

-

No, quella no. Nel caso ne avrei un’altra.-

-

La conosco?- disse il Barone.

-

Forse. Si chiama Adelina.-

-

No, non credo di conoscerla.- rispose Saturnino.

-

Certo, per me va bene…se lo dici tu…- disse Casarsa.

-

Lo dico, ma non lo faccio. Spiacente, monaco.-

-

E cosa farai allora? Puoi anticiparmi qualcosa ancora?-

-

La mia testa bolle di idee. Sono un vulcano! Vediamo: Farò le due figure che t’ho detto, inseriti nel mio mondo cosmogonico. Saranno immersi nell’Universo, nei soli, nelle comete, nelle galassie, nei mondi che ci sono e in quelli che non ci sono, in quelli che si vedono e non si vedono, in quelli che si sanno e non si sanno.. Saranno splendenti di quella magia creatrice che io, purtroppo, nego al Creatore. –

-

E il nostro mondo?-

-

Nel cervello frulla già qualcosa, ma per adesso niente di preciso…Forse lavorerò sull’Etna, o meglio sull’idea dell’Etna, come simbolo di Madre Terra, vedremo…-

-

D’accordo. Il lavoro è tuo!- Disse Casarsa e uscì dalla chiesa seguito da Saturnino, lasciando Gigi che studiava i muri e gli archi, tutto preso dal fervore creativo.

-

Ma, ti fidi di lui?- chiese Saturnino.

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