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Certo.-

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Non dicevo della sua Arte, ma delle sue idee.-

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Le sue idee, come le sue mani, sono espressioni di quella magia creatrice che egli nega al Creatore.-

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Amen.- disse Saturnino, cercando di ricordare, intanto, dove avesse sentito già quella frase.

-    Ed egli Gli renderà gloria, e credo che finalmente troverà la sua pace. – rispose serio Casarsa.

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Lontano dagli uomini, vicino allo spirito.- continuò, stavolta più convinto, Saturnino.

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Esattamente, Saturnino. Ci vorrà tempo, ma forse la sua misantropia, e la depressione – che ora  tratterò anche con l’aiuto di qualche farmaco - credo che guarirà. Certo, sarà tutto più facile quando avrà portato a termine il suo lavoro; ma, soprattutto, quando lo avrà contemplato. – e, come se avesse enunciato una legge universale, impettito riprese il cammino tra pini nani e cespugli di ginestra.

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Speriamo...Ma per me è più pazzo che incompreso. - Sentenziò Saturnino, strappando un ramoscello di ginestra fiorita e portandoselo al naso.

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O viceversa.- disse laconicamente padre Casarsa, imitando Saturnino.

E, intanto, dentro la chiesa, tra quelle mure bianche, immacolate, vergini, pronte per lui, Gigi Maimone contempla quella grezza materia alla quale dovrà dare vita col suo pensiero e le sue mani: e un brivido gli attraversa il midollo; e una vampata gli monta alla testa; e una luce lo abbaglia fino a stordirlo; e nel silenzio dei suoni assenti, ma frastornato da un ritornello ossessivo e incalzante, che gli ronza battente e petulante nel cervello “ O che bel castello, naccondino ‘ndino ‘ndero…”;  con la testa che gli gira come se volteggiasse su una giostra; con gli occhi roteanti, la bocca semiaperta con un filo di bava che gli cola da un angolo, le braccia aperte come a mantenersi in equilibrio; quindi la sua fantasia esplode e da forma, anima, colora, visioni reali e irreali, possibili e fantasmagoriche, caste e oscene; alle quali, egli, aiutandosi con timidi passi di Sirtaki, indica le pareti sulle quali esse si devono fissare.

E in quel carosello di visioni, si materializza ora suo padre morente, col viso scarno e pallido con la bocca secca e le labbra screpolate, semiaperte  che stentano a pronunciare quella parola mai detta, forse la più importante, destinata al figlio; e le palpebre rosse che vorrebbero aprirsi, ma non vogliono lasciare la visone che ammira ormai da giorni: l’aldilà? Forse. E la mano di cera, ossuta, il cui dito indice, storto dall’artrosi, pare volesse indicargli l’ultimo mistero.

Poi è la volta del professore Battiato, che seduto sulla panchina ciondola il capo, e, al lento sopraggiungere della donna in nero, si scuote di soprassalto, si guarda attorno irritato, restringe gli occhi a fessura, e la vede, e la riconosce, e le sorride sardonico e percuote il terreno col bastone, quindi fa un gesto di ironica e finta stizza, e si beffa della morte chiamandola: bella signora - scocciatrice.

Ed ecco dottore Anelli, col volto sorridente e solare - con la barba incolta, i panni inzuppati, e una grossa macchia rossa sulla candida  camicia, proprio all’altezza del cuore - insieme ad una smagrita soave dolce signora; con la quale, tenendosi per mano, solcano il balenio dei raggi del sole e si posano come foglie vive trasportate dal vento, su un ampio trono fatto di pietra calcarea, bianca, gessosa, polverosa, che al loro sopraggiungere, espande argento dai suoi braccioli, e oro dalla grande spalliera.

E gira, gira e gira, e ancora si materializzano corpi di donne nude col viso inconoscibile; forme di uomini acri; poi cannoni e sirene; quindi sangue e sudore di sangue; poi fumo nero e rosso che invade tutta la chiesa. D’un tratto dal pavimento, s’innalzano colorati getti di fontana che rompono il muro di fumo e si riversano a piccole strisce gialle dappertutto; ma poi man mano si ingrandiscono solcando piani azzurri; torrenti di verde si riversano su sfondi ocra; zampilli rossi si fondono col verde mare; e il nero sta in agguato. E allora suo padre, il professore, il dottore e sua moglie, si dissolvono in lava incandescente che colma valli grigie e forma colline verdi e promontori rocciosi a strapiombo su un mare di lucentezza bianca, blu e gialla, con allo sfondo una pallida, perlacea falce di sabbia lambita da acque molli e ferme - e si fissano nella volta dell’abside.

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