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Ed ecco da una finestre, il viso d’adolescente di Adelina che guizza in aria come una cometa, e si ferma sopra un vaso di terracotta che improvvisamente diventa il corpo di Gina. Le due figure si fondono roteando su se stesse, e sono poi essere risucchiati da un vortice che si ingrandisce man mano che gira e rigira - a incredibile velocità. Quindi si ferma di colpo e da esso, come liquido sballottato dentro una vasca,  travasa e si riversa una marea di colore azzurro spumeggiante, il quale sale e sale fin sopra la volta della chiesa e si ferma a perpendicolare su Gigi. Quindi il mare si apre e da alla luce una stella dorata – che si fissa e muore.    

E dal fondo arriva una miriade di mosche blu. Gli insetti ronzano attorno all’uomo, poi, come impazzite, si urtano, si scontrano, s’attraggono e s’allontanano, fino a diventare una vaga forma umana che ha gli occhi di Deborah. La forma assume una piccola, insignificante, scia di colore rosso che s’innalza in cabrata, per poi picchiare al suolo mutandosi, nel terribile impatto, in miliardi di scintille che ricoprono tutto il pavimento - formando un mosaico fosforescente.

Dall’ingresso, in controluce, nello splendore del sole calante, una folata di vento reca ai piedi di Gigi un ventaglio chiuso. Il ventaglio al timido tocco dell’uomo, si apre e si ingrandisce repentinamente. I suoi raggi sono formati da figure umane: c’è Tanino Vitale, Sisino Milazzo, Ettore Masi, Spiguglia, Cerza, Cocuzza, Cavarra, Spartà, Longo, Ottavio Zerilli, Casu, che dilatandosi danno origine a un cimitero monumentale. Ma improvvisamente dal cielo scocca una folgore che li avvolge e li sconvolge. Quando il fragore è passato, e in chiesa appaiono e brillano duecento tonalità di colore che si spingono e si ostacolano e si sopraffaggono fino a diventare un Universo pieno di corpi celesti che si muovono armonicamente - per fissarsi definitivamente, durante il melletrecentomilionesimo giro, nella parete di destra.

Dalla porticina laterale entrano Gaetano e Peppe il pecoraio seguiti dal gregge bianco e da un mugolo di cani neri - latranti. Alla vista dell’uomo essi balzano sulle zampe e si mordono la coda. Lo stesso fanno le due figure umane, imitando le bestie. Ma nel movimento di rotazione questi si fondono con gli animali fino a diventare una ammasso di bianco e di nero che, di solito, formano il grigio, ma nel caso, invece, fanno il violetto e lo pongono- fissandolo sotto cinque sfumature, attorno all’abside.

E da cielo piomba la Bella, che, come un’atomica, scoppia ai piedi di Gigi. Forma il famoso fungo di terra, di polvere, di aria e di niente. Gira attorno all’uomo e, man mano si affloscia fino a divenire un ammasso informe di carne palpitante. Gigi si china pietosamente per raccoglierla, ma la Bella, ricomposta, schizza via e si schianta contro uno dei grandi archi. Ne risulta una ammasso di rosso e di nero che avvampa e sfuma, che si torce e guizza, fermandosi solamente - e fissandosi - quando l’arco è tutto dipinto. Gigi, per la prospettiva fa alcuni passi indietro per vedere quell’opera finalmente in pace, ma fa sprofondare il fondale a tre chilometri di distanza, per poi pentirsene.

E allora qualcosa si impiglia nei suoi piedi: sono come grossi tentacoli che si attorcigliano senza mai toccarlo. Dai tentacoli sbucano due teste: sono Diotallevi e Giallongo. Gigi, li schiva e loro si divorano a vicenda emettendo un inchiostro nero che si disperde sul pavimento, per poi arrotolarsi come un tappeto e stendersi dall’ingresso della chiesa fino al termine, in fondo, permettendo ad un personaggio in maschera e mutande, di passeggiare comodamente su di esso. Ma le impronte del tizio, lasciano segni di bruciato e il tappeto diventa uno strascico appeso alle spalle di una donna imponente, regale. La donna sorride, nostra i denti e un universo di mondi fuoriesce dalla sua bocca per planare ai piedi di Gigi. Il quale alza un braccio - e li fissa nella parete di sinistra.

Poi si gira e vede Sapuppo dentro una bara tutto fasciato, come una mummia. La bara, al sua sguardo, trema, traballa, si anima e la mummia di Sapuppo viene lanciata a velocità supersonica verso un altro arco. L’arco s’incendia e manda scintille azzurre, le quali si rincorrono e si riversano dentro la bara che viene fatta esplodere. Dalle schegge di legno, di panno e di zinco, si formano personaggi che declamano ad alta voce, versi sconosciuti e strambi. Gigi fa un gesto, come per zittirli, e questi personaggi si fondono in colori rosso e azzurro e oro, e si ricompongono nella figura di Casarsa - Dio Padre – e si fissano sul fondo dell’abside.

In quel momento tutto tace! Anche il ritornello nel suo cervello. E tutto si serba, attonito, e sembra come un’atmosfera d’attesa di un mondo intatto, aspettando un non si sa chi - o che cosa; un

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