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commento musicale,  e senza la possibilità di un suggeritore - si  “persero”: chi si emozionò;  chi si dimenticò la parte; chi l’accorciò; chi l’allungò; chi s’impappinò e chi si demoralizzò. Insomma: disastro.

Ma la responsabilità maggiore, e secondo me soprattutto responsabilità morale, fu del pubblico presente in sala: terribile è dir poco! Un pubblico da dimenticare: ciarliero, distratto, disinteressato, in una parola: maleducato E ti posso garantire che nemmeno i migliori attori professionisti, pieni d’esperienza e smaliziati, sarebbero riusciti a tenerlo in pugno; anzi quelli non avrebbero rischiato nemmeno d’esibirsi, in quelle assurde condizioni - figurati quei poveracci.

    Che sporco pubblico, tranne pochi, questo è chiaro…

-

Pubblico assassino!- disse Gigi disgustato.

-

Proprio così, ben detto! –

-

Ma, insomma, infine, non erano tutti allievi dell’Università?- disse ancora Gigi, scandalizzato.

-

Esatto, più qualche invitato.-

-

Comunque si giocava in casa…- disse ancora Gigi cercando una motivazione valida dell’insuccesso.

-

Sicuramente. Ora, è ovvio, che  noi non volevamo di certo un’ovazione, ma almeno un tiepido incoraggiamento, questo si! Invece, e mi dispiace doverlo dire, avemmo un accoglienza fredda e distratta – a voler essere buoni. E fu una doccia fredda: certamente, nessuno: né io, ne gli allievi attori, ci aspettavamo quel contegno, direi d’indifferenza, quasi ostile...Vergogna… Ma quello che ci ferì maggiormente fu quell’assoluta assenza di un briciolo di comprensione dovuto – dico dovuto - ai loro eroici colleghi che si esibivano, dopo mesi di lavoro e di intense prove, proprio per il loro godimento. E’ questo che mi amareggia di più, credimi.

Pubblico indecente. Indegni! –

-

Quindi fu un “ploff ” probabilmente prevedibile…-

-

… o voluto: C’erano certe “correnti” ma non d’aria, in Circolazione…-

-    Come sarebbe?-

-

Come sarebbe? Sarebbe che c’era “gente” rimasta legata al vecchio Insegnante di Recitazione, e non si rassegnavano...- E Gino fece una pausa e un gesto, come se volesse cacciare via una fastidiosa mosca dal suo naso.- Comunque sia, pettegolezzi o no, e ammesso che mi sbagli sulla faccenda delle correnti, a me il presidente Cocuzza, col suo parlare pomposo, all’inizio dell’anno mi fece un certo discorso: “Sa, Maestro, il Magnifico Rettore, che ha la bontà d’ospitarci nei locali dell’Università Centrale,  ci ha chiesto di elevare i nostri programmi didattici e informativi, auspicando, quindi, un grande salto di qualità nella preparazione culturale dei nostri allievi.

Il nostro Direttivo, accogliendo il dotto e autorevole suggerimento, ha deciso di inserire la Drammaturgia come materia d’insegnamento, a completamento delle discipline umanistiche. Ora, detto questo, ci auguriamo che ella, oltre all’incarico di Docente della nobilissima materia in argomento, accettasse anche il marginale incarico d’Insegnante di Recitazione. E ci aspettiamo conseguentemente, che, dopo aver indottrinato e insegnato l’arte della recitazione agli allievi che ritiene più idonei, ella li preparasse per esibirsi in un saggio di fine Anno Accademico, allo scopo di presentare pubblicamente a chiunque, Magnifico Rettore compreso, i risultati dei nostri comuni sforzi. Ma, e qui sta il famoso salto di qualità, caro Maestro: anzicchè  presentare la solita Farsa in dialetto, si gradirebbe che ella facesse recitare agli allievi un repertorio altamente culturale: cioè opere, poesie, brani e monologhi famosi, tratti dalla letteratura classica di tutti i tempi. Ecco perché abbiamo allontanato il precedente Insegnante di Recitazione, e ci siamo affidati solo a lei, Maestro”.

Ma la cultura interessava solo al Magnifico Rettore, non certo al Presidente o al Direttivo - i quali, come ti dissi, mi lasciarono solo e  senza mezzi – e neppure a quel stramaledetto pubblico il quale, fatta qualche eccezione, naturalmente, era interessato solo le farse in dialetto ( nostalgici e “correntizi” compresi): perché  volevano solo ridere – quelli. Quindi, come vedi, a tutti,

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