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C’è da dire che Gigi, aderendo alla prima Associazione, scelse il male minore, perché Saturnino lo voleva fare assolutamente Cavaliere, e sempre per meriti acquisiti.

Perché, allora, Gigi aderì all’associazione per la restituzione del monastero? Non certo per i benedettini, verso i quali era di un’indifferenza totale, ma quanto per la salvaguardia di quell’angolo di mondo, cioè: monastero, e campagna circostante, che emanava un’atmosfera di pace e di tranquillità unica. E a Gigi questa atmosfera incomincia a dimostrarsi indispensabile. Era forse in crisi spirituale? Chissà.

Fatta l’Associazione il Saturnino convocò una conferenza stampa presso un albergo vicino al monastero, per presentare l’associazione, i fini che si proponeva e i progetti per ristrutturare il vecchio rudere.

Nella grande Hall, dove si svolgeva la conferenza, Gigi s’era seduto in seconda fila, nell’ultima poltrona vicino al muro di sinistra, e da lì assisteva allo svolgimento del dibattito nella piena indifferenza. Ma, ad un certo punto, notò una bellissima giovane signora, seduta in prima fila al centro, che guardava con insistenza verso di lui. Gigi si girò per controllare se, per caso, alle sua spalle non vi fosse qualche altra persona alla quale erano indirizzate quegli sguardi insistenti. Ma non c’era nessuno. E allora? Perché quella bellezza si girava a guardarlo sempre più frequentemente? Beh, certo – pensava – non è che io sia un tipo da trascurare: quarantadue anni portati benissimo, alto quanto basta, snello e scattante, viso da scultura greca, capelli folti. Insomma era un tipo, dopotutto.

Poi i dubbi: Che mi abbia scambiato per qualcun altro, per una persona che mi assomiglia? che mi conosca da prima? Chissà se non mi avrà visto in qualche galleria? Se non si tratta, magari,  di una vecchia conoscente? Non vado incontro a qualche figuraccia? O forse non mi sto montando la testa, inutilmente?

Cercava ancora di darsi delle risposte a queste domande, quando il Barone invitò i soci, più le persone direttamente interessate al progetto, a ritirarsi nella saletta attigua per discutere, nel dettaglio, i risultati del confronto. E Gigi ebbe un tuffo al cuore: quando si sedette attorno al tavolo, insieme con gli altri,e la Bella gli si sedette al fianco; la quale, accavallando le gambe, messe quasi a nudo da un cortissimo abitino, gli elargì un sorriso. Gigi avvampò! e, non sapendo dove posare gli occhi, attratto fortemente da quelle statuarie gambe; che atteggiamento prendere, nè cosa fare o cosa dire; decise d’atteggiarsi da persona spiritosa e l’uomo acuto, e fece la cosa più sbagliata: espresse pesanti giudizi e fece orribili battute di spirito sulla nomea di avidità attribuita agli attuali proprietari del monastero. E, poco ci mancava, che non li definisse strozzini e avvoltoi. Allora la Bella s'irrigidì, smise di guardarlo immusolendo; e, quando la seduta si sciolse, salutò tutti i presenti con una stretta di mano e un sorriso – tranne Gigi – al quale riservò uno sdegnoso sguardo di commiserazione. Quindi ancheggiando paurosamente e, accompagnata dagli sguardi di tutti i presenti, compreso l’Abate, uscì dalla stanza. Gigi, frastornato si apprestò a seguirla, ma Saturnino, al quale non erano sfuggite gli sguardi turbati dei due,  lo sboccò:

-

Dove vai? Dopo quello che hai detto? Quella è l’avvocato Amelia Zerilli, legale rappresentante degli eredi del monastero, ed erede lei stessa. – poi vedendo la faccia sbiancata di Gigi, aggiunse candidamente - Ma che? Non lo sapevi?–

E per poco il Barone non raggiunse nell’aldilà i suoi illustri antenati: Gigi lo voleva strozzare.

Ma Saturnino era tremendo: gli propose un patto, che era questo: Gigi lo avrebbe aiutato nell’organizzazione del ballo delle debuttanti, in cambio egli s'impegnava di chiarire l’equivoco, senza darlo a vedere, con la Bella avvocatessa. –

- Perché d’equivoco s’è trattato, vero Gigi? –

E, naturalmente, di certe sue promesse e di strani patti vari, Saturnino, con tutta la sua buona volontà e l’entusiasmo iniziale, non riusciva, mai! a mantenerne una.

Però il ballo si organizzò lo stesso; e a Gigi, ancora una volta coinvolto, fu dato l’onere di scegliere, compilare e spedire i cartoncini d’invito. E Gigi, per l’occasione, fece la sua vendetta: simulando distrazione, li spedì solamente… il giorno prima del previsto evento.

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