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Dedicato ai fan di Tolkien, che sono intere legioni a destra come a sinistra. La regia potente e oscura riscatta il Fantasy".

Piera Detassis, Secondo capitolo,

10 gennaio 2002 , di sicuro non secondo in qualità e potenza. Anzi,

forse addirittura più intenso, vertiginoso, implacabile e non solo per l'infinita battaglia finale - pur sorprendente - dell'armata degli Uruk-hai contro le forze del Bene chiuse nella fortezza che cede pezzo dopo pezzo all'onda nera e diabolica di Saruman. Il volume stilistico e spettacolare è alto sin dall'inizio, fin dall'entusiasmante sequenza d'apertura con la macchina da presa che si avvicina veloce alla montagna mentre voci convulse arrivano dal ventre della roccia. Poi la cinepresa spacca la pietra e noi scopriamo che in quelle viscere si svolge la battaglia tra il mostro infuocato e Gandalf il Grigio, la stessa già vista nel primo episodio, quando lo stregone sparisce inghiottito dal nulla. Stavolta voliamo anche noi dietro la coda di fuoco che lo rapisce, stavolta sapremo il seguito della storia. Ma è subito stacco e ritroviamo Frodo e Sam in cammino davanti allo sterminato orizzonte abbagliato dai fuochi di guerra. Un attimo e poi di nuovo in corsa, di là dai monti della Terra di mezzo, per ricongiungerci a Aragorn, Legolas e Gimli. Rispetto al lirismo epico e avvolgente del primo episodio il racconto si fa necessariamente

spezzato così come è spezzato il nostro cuore dalla forzata separazione della Compagnia dell'Anello e dalla solitudine di Frodo che avverte passo dopo passo il peso terribile dell'Anello. […] Come rivelazione e "maraviglia" , più che mai sospeso tra realtà e illusione, irrompe nel film Gollum, antico detentore dell'Anello bruciato dalla perdita, un esserino larvale e scheletrico strisciante e snodato, una biscia umana, un E.T. degli inferi, il volto invaso glabro invaso da enormi occhi. […] Non posso dire di avere altrettanto amato Barbalbaro e le interminabili passeggiate degli Hobbit fra i suoi rami: l'effetto

stop motion primitiva interrompe l'emozione epica e grandiosa de

. Ma

anche questa debolezza narrativa si riscatta quando la foresta di Fangorn prende vita e muove contro Saruman. È un sussulto non solo fantastico, ma prima di tutto politico e umanistico. Non sarà mai troppo presto per la terza parte di quest'epica

d'autore che ci rapisce lo sguardo. E il cuore.

Piera Detassis, ‘

’, Gennaio 2003

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