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"Continua la saga tratta da Tolkien con

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    , 179

minuti di regia magistrale firmata Peter Jackson. Creature fantastiche, intrighi di

corte, triangoli amorosi e una battaglia, al Fosso di Helm, che segna la storia del cinema. E' il capitolo della trilogia più

cupo e pessimista.

Francesco

Alò,

17 gennaio 2003

Nelle sale cinematografiche è passato un anno, sullo schermo solo tre giorni e tre notti. La compagnia dell'anello si è smembrata: Frodo e Sam sono diretti alle Oscure Porte di Mordor, con la missione di neutralizzare il malefico anello; il guerriero Aragorn, l'elfo Legolas e il nano Gimli seguono le tracce di Pipino e Merry, rapiti dai mostruosi Uruk-hai. Perché

fare il riassunto? Perché

non se ne cura affatto,

reimmergendo lo spettatore direttamente nel centro della storia lasciata in sospeso un anno fa. E' precisamente questa la differenza che passa tra il film di Jackson e, poniamo, le avventure di Harry Potter. L'adattamento della saga di Tolkien è un unico film tagliato in tre pezzi. Tra la prima e la seconda parte non ci sono confronti da fare; non è che una sia venuta meglio, l'altra peggio: si tratta dello stesso "oggetto" filmico rateizzato in appuntamenti annuali. Detto altrimenti, poiché il primo terzo era molto bello il secondo lo è altrettanto. Entriamo nel cuore della saga al punto preciso in cui si era interrotta. Ai personaggi che conosciamo già se ne aggiungono di nuovi, umani (il re di Rohan, la graziosa Eowyn, il sinistro Wormtongue) e non (l'albero barbuto che cammina); assumono maggiore importanza Aragon, che assieme alla spada sfodera tutto il suo carisma di capo naturale, il buffo nano Gimli e il precedente portatore dell'anello, il patetico Gollum, mostriciattolo schizoide realizzato con tecniche digitali. La storia è suddivisa in tre diverse linee narrative, che Jackson fa procedere parallelamente senza mai smarrire la strada. Pochissimo tempo per l'amore, poco per le chiacchiere, molto per la guerra, che occupa interamente la seconda parte: dove umani ed elfi, asserragliati in una fortezza, si battono contro un'orda di diecimila Uruk-hai. Qualcuno, al cinema, ama

le battaglie, altri no; ma quella delle

è puro piacere per gli occhi. Ci sono

dentro citazioni del repertorio colto: Paolo Uccello e Ejzenstejn (le quadrate legioni

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