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Società multiculturale e cittadinanza nel tempo della globalizzazione. I casi di Modena e ... - page 22 / 106

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asburgica, che poteva attingere a tutta la varietà etnica (cinquantadue nazioni) dell'impero, sviluppando nei suoi abitanti atteggiamenti relativistici: "una capacità quasi inquietante di vedere e capire tutti i cinquantadue lati della questione allo stesso tempo, e anche i loro contrari"( Johnson, 1972), in cui ha grande peso la presenza ebraica ashkenazita, già abituata a una "doppia visione della realtà" e quindi trainante nell'attitudine al distacco critico nei confronti di teorie e valori accreditati.

Ma il processo di coesistenza e assorbimento delle diversità è possibile grazie al raggiungimento di una "massa critica" di abitanti (Hannerz, 1992), quello di un contesto metropolitano caratterizzato da una grande densità di popolazione, che consente il realizzarsi di alcuni fenomeni di organizzazione sociale. La "massa critica" offre l'ambiente adatto a quell'apertura necessaria all'organizzazione della diversità, apertura che impedisce una chiusura fra settori, gruppi e circoli distinti, chiusura che a sua volta si traduce in una compartimentazione del processo culturale. In ambito urbano le strutture di significato collettive - quelle di un gruppo etnico, ad esempio - hanno maggiori possibilità di dar luogo ad una subcultura.

Culture e globalizzazione

Il dibattito sulla cultura nel mondo verte sempre più sulla perdita di integrità delle culture nazionali, l'impatto della comunicazione via satellite, la nuova diversificazione culturale che si crea al'interno dei confini nazionali via via che ai nativi si aggiungono emigranti e rifugiati. Le entità che per abitudine definiamo culture divengono sempre più simili a

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