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Società multiculturale e cittadinanza nel tempo della globalizzazione. I casi di Modena e ... - page 40 / 106

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una definizione di "lavoratore migrante" che non distingue regolare e irregolare e assegna anche a quest'ultimo una serie di diritti essenziali. Inoltre il lavoratore migrante non è più considerato come avulso dai suoi legami familiari, che nel paese di accoglinza devono essere tenuti in considerazione nell'ambito del lavoro, della residenza, nei casi di detenzione e in caso di responsabilità verso minori.

In Italia, la L.40/98 rispetta in modo quasi integrale gli standard di trattamento del migrante previsti da questa convenzione, e tuttavia il nostro paese non vi ha ancora aderito.

3.2 - Trattati europei

Tutti gli sviluppi normativi e delle politiche dell’immigrazione nei diversi paesi europei vanno letti alla luce degli accordi internazionali che vincolano i paesi dell’UE in materia di ingresso e soggiorno di cittadini extracomunitari. Oltre agli accordi interni, stipulati tra i paesi membri dell’Unione, esistono accordi stipulati dalla Comunità con stati terzi, accordi la cui disciplina prevale sulla normativa nazionale.

Il Trattato di Roma del 1957 ha posto il principio del libero scambio commerciale e della libera circolazione e libertà di residenza tra i paesi membri. Dunque vi è già contenuta implicitamente la politica europea nei confronti del fenomeno migratorio: aperta ai cittadini europei, restrittiva per i migranti da altri paesi. Ma se il libero spostamento dei turisti si realizza facilmente, è solo grazie al Trattato di Maastricht del 1991 - con cui è nata l'Unione Europea - che si è reso concretamente possibile l’insediarsi di cittadini europei in altri paesi comunitari: infatti

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