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Società multiculturale e cittadinanza nel tempo della globalizzazione. I casi di Modena e ... - page 41 / 106

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un’armonizzazione degli studi e dei diplomi ha permesso di regolare le condizioni di insediamento e di lavoro dei professionisti al pari di quelle degli agricoltori, sebbene l’assunzione di personale negli enti resti ancora una prerogativa nazionale dei singoli stati membri.

L’Accordo di Schengen integra il Trattato di Maastricht sull’Unione Europea, in materia di cooperazione e coordinamento delle discipline relative al controllo e all’attraversamento delle frontiere.

L’accordo, nato nel 1985 tra Belgio, Francia, Germania, Lussemburgo e Paesi Bassi aveva inizialmente come scopo principale l’agevolazione della libera circolazione dei rispettivi cittadini e dunque la soppressione di controlli alle frontiere tra gli stati firmatari. Una convenzione applicativa siglata nel 1990, articolata in 142 articoli, precisa le applicazioni: il controllo è rinforzato alle frontiere esterne dello spazio, si prevede l’armonizzazione delle politiche di rilascio dei visti e del diritto d’asilo, e la cooperazione delle forze di polizia, giustizia e amministrazione. Nel marzo 1995 un nuovo accordo entra in vigore in uno spazio allargato alla penisola iberica.

In seguito alcuni episodi spezzano questa unità d’azione:

  • -

    nel giugno e luglio 1996, la Francia fa scattare la clausola di salvaguardia e ristabilisce un controllo stretto alle frontiere nel quadro della lotta al terrorismo.

  • -

    nel 1996, ci si rende conto che nell’accordo le procedure di estradizione intracomunitarie non sono sufficientemente precise. Nasce un contenzioso tra il Belgio e la Spagna in seguito a una domanda d’estradizione di persone sospettate di essere membri dell’ETA.

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