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Società multiculturale e cittadinanza nel tempo della globalizzazione. I casi di Modena e ... - page 45 / 106

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dei rifugiati secondo la convenzione di Ginevra, ma anche a quella sempre più rilevante dei rifugiati accolti in regime di "protezione temporanea". Entro i prossimi cinque anni, termine fissato dal Trattato di Amsterdam, le questioni relative all’immigrazione dovranno essere passare dal 3° al 1° pilastro, vale a dire al livello delle politiche comunitarie vere e proprie, che devono tradursi in atti giuridici: regolamenti e direttive relativi all’immigrazione. Avremo regolamenti e direttive non solo sugli ingressi di breve periodo (visto uniforme di Schengen, tre mesi) ma anche su quelli di lungo periodo che ora sono ancora lasciati alla sovranità nazionale dei singoli stati, ad esempio con il sistema delle quote come in Italia. Saranno quindi decisi a livello europeo anche le quote e i criteri di ingresso per lavoro. La legge n.40/98 attualmente vigente in Italia è difforme dagli indirizzi assunti a livello europeo: infatti in base al trattato di Amsterdam, gli stati aderenti a Schengen si sono impegnati ad ammettere la verifica di indisponibilità di lavoratori comunitari prima di assumere un lavoratore extracomunitario; si tratta di un criterio che era alla base della legge Martelli del 1990 mentre è in contrasto con le previsioni della legge n.40/98 che prevede invece la chiamata nominativa.

Il trattato di Amsterdam prevede anche che entro cinque anni vi sia libertà di circolazione nello spazio di Schengen non solo per i cittadini comunitari ma anche per gli extracomunitari soggiornanti regolarmente per motivi di lavoro. Vi è inoltre la volontà di estendere i principi della cittadinanza europea a tutti i cittadini regolarmente residenti, concendendo il diritto di voto alle elezioni comunali e alle elezioni europee, oltre al diritto di petizione che esiste già.

Nel Consiglio Europeo di Tampere (Finlandia) dell'ottobre 1999 i governi europei hanno fissato una scaletta degli interventi previsti dal

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