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Società multiculturale e cittadinanza nel tempo della globalizzazione. I casi di Modena e ... - page 49 / 106

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4 - Il caso italiano

4.1 – L’immigrazione straniera in Italia

L’Italia è stata a lungo un paese di emigrazione: dal 1876 al 1981 sono emigrati oltre 26 milioni di italiani, cui è corrisposto un flusso di ritorno di poco inferiore a 9 milioni di unità dal 1905 al 1981 (Birindelli, 1984). Dal 1981 la tendenza si è molto ridimensionata, sebbene l’emigrazione prosegua verso paesi vicini – soprattutto Germania, Svizzera, Francia, Belgio, Austria – o paesi che ospitano già significative comunità di italiani (Stati Uniti, Brasile, Argentina, Australia). L’Italia si è trovata impreparata di fronte a un rovesciamento della situazione, essendo divenuta di fatto paese di immigrazione senza però che siano cessati i legami con le nostre collettività all’estero che si stimano attorno ai cinque milioni di individui.

A partire dagli anni '7O, agli ingressi abituali provenienti dai paesi ricchi - diplomatici, militari Nato, religiosi, uomini d'affari e studenti - si affianca una nuova categoria: un'immigrazione rurale di operai agricoli marocchini e tunisini, dal periodo di permanenza più o meno lungo. Inoltre si assiste al diffondersi di un nuovo gruppo di immigrazione femminile, le collaboratrici familiari provenienti da Somalia ed Eritrea. Negli anni '80, arrivano dalla Cina, Senegal, Yugoslavia immigrati che saranno occupati come studenti, artigiani, commercianti informali, operai o braccianti giornalieri. Dal 1990 il flusso si amplifica e si allarga: gli immigrati provengono dalla vicina Albania come dalle Filippine, dalla Polonia come dall'Egitto. L'Italia entra così a pieno titolo tra i paesi di immigrazione.

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