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Società multiculturale e cittadinanza nel tempo della globalizzazione. I casi di Modena e ... - page 53 / 106

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richiamo per l’immigrazione clandestina. Essa sembrava anzi un segno importante per mostrare il fermo atteggiamento dello stato nei confronti del lavoro illegale e dell’immigrazione clandestina, e quindi appariva una buona premessa per l’ingresso dell’Italia nello spazio di Schengen.

La giurisprudenza costituzionale è intervenuta più volte per modificare le norme codificate dalla legge Martelli. Riguardo al processo di espulsione (ad esempio con la sentenza n. 34 del 13.2.1995), è stato sottolineato che l’esigenza di celerità e di effettività non può tradursi in una diminuzione delle tutele previste dalla Costituzione: l’interesse pubblico, infatti, non può mai comportare il sacrificio di valori costituzionali. Di fatto, è stato eseguito solo il 10% delle espulsioni decretate quando era in vigore la legge Martelli.

La legge del 30.11.1993, n.388 ha autorizzato la ratifica dell'Accordo di Schengen e della Convenzione applicativa dello stesso da parte dell'Italia, ma l'applicazione delle norme è stata più volte rinviata a causa della mancanza di tempestività da parte dell'Italia nell'uniformarsi alle condizioni richieste.

Alla legge Martelli sono seguiti sei decreti-legge per regolamentare la materia dell’immigrazione, che andavano ad integrare la legge stessa:

  • -

    il d.l. 18.11.1995, n.489 ha riscritto la disciplina sul procedimento di espulsione e sulla tutela giurisdizionale, rispetto alla legge Martelli. Inoltre ha fornito un’elenco delle ipotesi di espulsione “come misura di sicurezza, come misura di prevenzione su richiesta di parte ovvero adottata dal Ministro dell’Interno per motivi di ordine pubblico o di sicurezza dello Stato, ed in via amministrativa”;

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