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Società multiculturale e cittadinanza nel tempo della globalizzazione. I casi di Modena e ... - page 71 / 106

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6- Il caso di Modena

Il caso modenese si pone come uno degli esempi più importanti di politiche di accoglienza, creazione e attivazione di servizi, di politiche di integrazione e di coordinamento fra i molteplici attori e le molteplici esigenze in gioco nella questione dell’immigrazione extracomunitaria, a scala soprattutto comunale ma anche provinciale. Se la Regione Emilia-Romagna si è dimostrata molto attiva nell’elaborare ed avviare politiche di accoglienza, sostegno e integrazione dell’immigrazione attraverso le Leggi regionali del 1985 e del 2000 e attraverso il Programma di interventi per le politiche sociali del 2001 – mentre altre regioni italiane pur interessate dai flussi migratori non hanno quasi registrato il problema – Modena in particolare ha promosso e fatto crescere una serie di iniziative che la rendono caso esemplare a livello europeo; nel 1996 è stata nominata dal Cnel ‘Laboratorio nazionale per le politiche immigratorie’, e vi si è costituito un coordinamento denominato ‘Rete delle comunità locali per l’immigrazione’. Anche a Modena, come in altre aree del paese a forte concentrazione di attività produttive – in primo luogo l’industria alimentare -, le prime ondate migratorie iniziano alla fine degli anni ’80: nel 1987 sono già presenti circa 2000 immigrati, tra regolari e non, attirati dalla richiesta di manodopera soprattutto nelle mansioni più pesanti o nocive e dalla possibilità di una regolarizzazione. La città si trova impreparata all’arrivo di centinaia, divenute migliaia, di persone che se trovano facilmente impiego nelle fabbriche e nell’agricoltura, risultano però in larga parte prive di alloggio;

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