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VITTIMA O TITANO

Nel contesto del romanzo si può ritenere che in un certo qual modo tutti i personaggi siano vittime di un’epoca e di un modo di vivere basato sulla violenza e sull’iniquità. Tra questi però alcuni emergono per una forza d’animo e un tensione verso l’assoluto che li conduce nella dimensione dei titani.

Certamente l’Innominato è uno di questi: vittima della sua stessa bestialità e di un falso senso dell’orgoglio nella prima parte della sua vita commette scelleratezze e delitti,al punto che il suo stesso nome diviene sinonimo di terrore, nella seconda parte, con la stessa determinazione  e con la stessa passione intraprende il cammino che come titano lo porterà alla conversione religiosa.

L’unica vera vittima del romanzo è invece don Rodrigo, il quale è prigioniero della sua paura per il giudizio di coloro che lo circondano, teso a difendere l’immagine di uomo forte e potente che la tradizione di famiglia gli impone. Don Rodrigo è vittima dei suoi stessi bravi ai quali delega quell’immagine di terrore che egli non sa suscitare nei suoi sottoposti e dai quali nel momento del bisogno sarà abbandonato. Don Rodrigo è vittima della sua stessa mediocre malvagità e della paura che lo perseguita costringendolo a  vivere circondato tra “amici”, bravi, e persino quando è solo dai ritratti degli antenati.

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