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BOZZA INCOMPLETA - page 47 / 82

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questo fenomeno appare piuttosto di natura politico-economica che culturale, ma è innegabile che si appoggia su distinzioni etnico-culturali;

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l’immigrazione in particolare in Europa vede notevoli difficoltà di coesistenza e non sembrano avere successo né i modelli di integrazione (si dovrebbe assorbire i nuovi arrivati nella cultura originaria del paese ospitante) né i modelli di multicultura (copresenza nello stesso territorio e in rapporti stretti di cittadinanza comune etnie diverse caratterizzate da convinzioni profonde diverse);

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appare sempre meno realistica la fiducia che gli Stati Uniti, paese relativamente giovane, potessero rappresentare il “melting pot” cioè il crogiuolo in grado di realizzare la fusione di culture diverse: in realtà si assiste a una crescente rivendicazione delle rispettive origini e al rilancio dei rispettivi moduli culturali, sia dei neri, sia dei latino americani (forse è l’avvio di una vera civiltà multirazziale, ma il processo non è ancora ben assestato).

Va sottolineato che il grado di intolleranza delle diversità che differenzia le diverse culture ha un peso notevole nella velocità dì superamento dei conflitti e nella stessa possibilità che si raggiunga un punto di equilibrio. Un ruolo importante è svolto anche dalle dinamiche demografiche delle diverse popolazioni che interagiscono.

Non c’è accordo nell’identificazione e nella valutazione dei vantaggi e degli svantaggi derivanti dal processo di globalizzazione:

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accelera la valorizzazione dei capitali che è un motore irrinunciabile dell’economia di mercato;

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l’elevata dinamica dei capitali può indebolire alcune aree geografiche (tende ad arricchirsi di più il centro che dispone di capitali e a impoverirsi la periferia le cui già scarse risorse finanziare si spostano là dove i rendimenti sono maggiori) e alcuni settori (si favorisce la dimensione finanziaria rispetto alla dimensione industriale dell’economia):

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aumenta la vulnerabilità; per esempio un singolo finanziere può spostare i propri capitali con un semplice ordine telematico approfittando di un momento di difficoltà di un paese (per esempio un rischio di svalutazione della sua valuta) e condizionarne l’evoluzione (per citare un caso che riguarda direttamente l’Italia, alcuni commentatori internazionali hanno addebitato al finanziere internazionale George Soros una responsabilità nella difficoltà della lira del 1992); ovviamente la vulnerabilità è minore per le monete forti che nel senso che hanno dietro una dimensione economica ragguardevole (l’euro è meno vulnerabile della lira);

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viene proposta l’introduzione della Tobin tax per contenere gli effetti negativi della globalizzazione ma differiscono le valutazioni sulla sua battibilità e sui suoi potenziali effetti.

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aaa;

Chi ci guadagna e chi ci perde. I rapporti di scambio materie prime, lavoro, prodotti high-tech, servizi e in particolare il credito.

Le regole del gioco e il tavolo da gioco. WTO. Protezione dei più deboli.

Il movimento dei no-global

In definitiva non globalizzazione sì, globalizzazione no, ma piuttosto quale globalizzazione.

C’è chi sostiene che con l’attentato terroristico alle Twin Towers di New York del giorno 11 settembre 2001 l’era della globalizzazione potrebbe anche essersi avviata alla chiusura o, almeno, al ridimensionamento.

Credibilità del sistema finanziario internazionale  

18/11/2002

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