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Il settore agricolo, inoltre, riveste un ruolo importante in termini occupazionali. Il peso degli occupati agricoli sul totale Puglia è pari infatti al 12,4% ed è significativamente superiore al dato medio nazionale (5,9%). L’elemento caratterizzante l’occupazione agricola è rappresentato dalla massiccia incidenza della manodopera familiare e dal ricorso, in corrispondenza delle operazioni colturali che hanno un maggior fabbisogno lavorativo, di forza lavoro esterna all’azienda. Le statistiche evidenziano una forte preponderanza di lavoratori a tempo determinato rispetto agli occupati in maniera stabile.

In termini strutturali, l’agricoltura regionale presenta una elevata numerosità di aziende agricole (circa 300.000) le quali hanno una dimensione fisica media unitaria particolarmente contenuta (4,7 ha) - al di sotto sia della media nazionale che del Mezzogiorno – con un numero di aziende di dimensione inferiore al 50% della superficie media regionale che rappresentano l’84% circa del totale delle aziende. Il dato trova conferma anche in termini di dimensione economica, poiché solo il 15,3% delle aziende si posiziona al di sopra degli 8 UDE. Contenuta è la superficie irrigata (circa 15% della SAU), principalmente con pozzi privati che concorrono ad aggravare il purtroppo già allarmante problema della salinizzazione delle falde.

L’impresa diretto coltivatrice è la forma di conduzione nettamente prevalente nella realtà agricola pugliese; essa rappresenta il 96% del numero delle aziende agricole e l’84% della SAU. Risulta necessario evidenziare, però, la marcata senilizzazione degli imprenditori agricoli, 2/3 dei quali hanno più di 55 anni, mentre decisamente contenuto è il numero di quelli con età inferiore ai 35 anni (meno del 5% del totale). E’ evidente, quindi, il limitato ricambio generazionale, primo fattore sia per la continuità dell’attività agricola che per l’introduzione delle innovazioni.

Marcata è la specializzazione produttiva delle aziende agricole pugliesi (90% del totale), tra cui primeggiano quelle dedite all’olivicoltura. Significativa è l’incidenza delle aziende cerealicole. Importante è anche il ruolo delle aziende vitivinicole, soprattutto per la produzione di vini non di qualità.

L’industria agroalimentare

L’industria agroalimentare pugliese, pur potendo contare su una notevole disponibilità e diversificazione di materie prime, presenta una complessiva situazione di debolezza strutturale ed è generalmente poco attenta alle esigenze del mercato soprattutto in termini di qualificazione dei prodotti. La maggioranza delle industrie agroalimentari pugliesi, infatti, si occupa prevalentemente della prima trasformazione dei prodotti, con scarso impiego di tecnologie avanzate e con il conseguimento di produzioni a basso valore aggiunto e con limitato o nullo contenuto di servizi. La maggioranza delle imprese è a carattere artigianale; la conferma di ciò è che il 59% degli occupati lavora in imprese con meno di 9 addetti. E’ conseguente, pertanto, la limitata partecipazione alla formazione del valore aggiunto dell’industria agroalimentare italiana (5%).

In generale il settore, in Puglia, necessita di un importante sforzo di ammodernamento e di innovazione – in primo luogo di processo ma anche di prodotto - che possa determinarne il riorientamento in direzione della qualità e della sua certificazione e che possa garantire al sistema Puglia di competere adeguatamente sui mercati e di trovare riconoscimento, in termini di valore aggiunto, delle proprie produzioni.

Il commercio dei prodotti agroalimentari

La bilancia commerciale dei prodotti agroalimentari pugliesi ha fatto registrare la tendenza verso l’equilibrio tra importazioni ed esportazioni. Nel 1998 a fronte di un valore delle importazioni pari a 1.400 miliardi di lire si sono avute esportazioni per 1.367 miliardi di lire, con una propensione all’export di prodotti freschi (ortofrutta, soprattutto) e all’import di trasformati (olio d’oliva e carni). Partner privilegiati, sia per l’import che per l’export, sono i paesi UE.

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