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provincia, così come confermato dalla marcata prevalenza delle imprese agricole sul totale provinciale, pari al 49% nel primo trimestre del ’99, e dal ruolo dell’occupazione agricola sul totale della provincia (19% a fronte del 12% a livello regionale e del 5,9% a livello nazionale). Nel 1997 la produzione lorda vendibile dell’area ha superato i 1.600 miliardi di lire, pari al 27% del totale regionale (delle quali oltre il 90% risulta connesso alle coltivazioni erbacee e legnose). Accanto all’attività primaria di coltivazione, si è negli ultimi decenni sviluppato un discreto indotto, soprattutto nel Basso Tavoliere, di piccole e medie imprese trasformatrici specializzate nella lavorazione dei principali prodotti locali

del settore delle produzioni e manutenzioni di impianti industriali grazie alla presenza nel capoluogo provinciale di grandi aziende del settore metalmeccanico (Sofim, Alenia);

industriali con nuove iniziative rivenienti dalla realizzazione del Contratto d'Area di Manfredonia che dovrebbe originare, a regime, circa 100 unità produttive  di piccole e medie dimensioni operanti nel comparto dell'industria manifatturiera leggera;

del comparto turistico, connotato da un crescente aumento dei flussi legati alle risorse naturali della costa Garganica da un lato, ed alla presenza di oltre sei milioni annui di pellegrini a San Giovanni Rotondo dall’altro, questi ultimi in deciso aumento già a partire dall’anno in corso.

4.

Sistemi dell’area Salentina, legati a produzioni quali:

il tessile-abbigliamento, in particolare la produzione di abbigliamento, di calze, camicie, cravatte e cappelli; più modesto sia per numero che per dimensione aziendale, è l’approdo delle imprese produttrici di filati, ricami, tessuti e tendaggi. Le aree di maggiore concentrazione sono quelle di Matino, Tuglie, Casarano, Supersano, Ruffano, Racale (calze), Corsano (cravatte), Maglie (cappelli), Ugento, Nardò, Monteroni e Campi Salentina per tessuti. A livello locale risalta la larga diffusione di laboratori artigianali, nonché di imprese di piccola dimensione, sviluppatesi anche grazie all’impiego nei vari processi produttivi di manodopera a costo contenuto, risultato il principale fattore competitivo sia sul mercato interno che su quello internazionale;

il calzaturiero, particolarmente presente nell’area, grazie ad uno sviluppo iniziato negli anni ’50 in una fase preindustriale in cui esistevano rudimentali catene distinte nelle quattro fasi (tranciatura, orlatura, montaggio e fissaggio). Il salto di qualità ha preso avvio dalle  aree di Casarano (Matino, Supersano) e di Tricase (Patù, Specchia); in queste aree sono attualmente presenti alcune aziende leader di grandi dimensioni caratterizzate anch’esse dalla concorrenza crescente di paesi asiatici con costi della manodopera particolarmente bassi. L’export dell’area ha superato negli anni più recenti i 600 miliardi di lire;

il turismo, presente nella quasi totalità della costa salentina sia sul versante adriatico che su quello ionico, in forte crescita anche per quanto concerne le presenze estere, alla quale ha fatto seguito una parallela evoluzione della struttura ricettiva risultata in lenta, ma costante progressione. Risulta tuttavia presente il problema della costruzione di un sistema turistico provinciale che non può rimanere confinato allo sfruttamento esclusivo delle ingenti risorse naturali ed ambientali presenti nell’area. In corrispondenza dell’incremento del mercato turistico della provincia non si è registrato, infatti, l’affermarsi di paralleli livelli di fruizione collegati con le altre risorse presenti sul territorio a livello storico-culturali, artigianali, gastronomiche e delle tipicità agro-alimentari;

l’agricolo-alimentare, con significative specializzazioni nei cibi precotti, nelle farine, dolciumi, paste artigianali. Diffusa a livello provinciale risulta comunque la presenza di operatori legati alle produzioni più tipiche del vino, olio, confetture e produzioni lattiero-casearie.

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