X hits on this document

85 views

0 shares

0 downloads

0 comments

10 / 32

Onore e reputazione sono tutelati anche in sede penale. In particolare gli artt. 594 e 595 c.p. puniscono l'ingiuria e la diffamazione. La lesione di questi diritti è spesso connessa all'esercizio del diritto di cronaca, espressione della libertà di manifestazione del pensiero protetta dall'art. 21 Cost. Trattandosi di diritti di pari rango è necessaria un'opera di bilanciamento da realizzare di volta in volta a partire dal caso concreto. Il contemperamento degli interessi viene effettuato in concreto dalla giurisprudenza, la quale ha tracciato alcuni limiti: l'attività di informazione è legittima, anche se idonea a ledere l'onore e la reputazione altrui, quando esiste un interesse pubblico a conoscere i fatti narrati, essi siano stati esposti in modo corretto e non offensivo, il giornalista abbia diligentemente verificato l'attendibilità della fonte.

Diritto d'autore

La l. 633/1941 tutela l'autore di un'opera dell'ingegno poiché l'opera assume rilevanza come diretta estrinsecazione e manifestazione della personalità dell'individuo, oltre che come bene suscettibile di valutazione economica. Si parla rispettivamente di diritto morale e di diritto patrimoniale d'autore. L'autore è libero di pubblicare o no l'opera, di usare il suo nome o uno pseudonimo; può inoltre rivendicarne la paternità e opporsi a qualsiasi alterazione che rechi pregiudizio al suo onore e alla sua reputazione (art. 20 l. 633/1941 e art. 2577 c.c.). La tutela è accordata anche se sia stato ceduto a terzi il diritto di sfruttamento economico dell'opera. Il diritto morale d'autore è inalienabile; dopo la morte dell'autore può essere fatto valere senza limiti di tempo dai prossimi congiunti.

La disciplina del diritto d'autore è stata di recente novellata dalla l. 248/2000 che ha ampliato l'ambito di estensione dei diritti di proprietà intellettuale. In particolare la legge ha riformato l'art. 68 in materia di utilizzazione libera dell'opera dell'ingegno, subordinando la possibilità di riprodurre per fini personali le opere esistenti nelle biblioteche, senza il consenso dell'autore o dell'editore, ad una duplice condizione: la copia non deve superare il 15 % del volume o del fascicolo periodico riprodotto; i responsabili dei centri di riproduzione devono corrispondere un compenso agli autori e agli editori delle opere riprodotte.

La protezione del diritto d'autore, morale e patrimoniale, svolge anche una funzione sociale poiché favorisce la creazione delle opere dell'ingegno che costituiscono patrimonio dell'intera collettività.

Il carattere tendenzialmente assoluto ed esclusivo del diritto d'autore può determinare una situazione di conflitto con la libertà di godere delle opere dell'ingegno, anch'essa riconosciuta dall'ordinamento italiano e internazionale. La Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948 (art. 27) e il Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali del 1966 (art. 15), ratificato in Italia il 15 settembre 1978, riconoscono ad ogni persona il diritto di prendere parte alla vita culturale della comunità e a godere delle arti e del progresso scientifico. Negli articoli citati si garantisce il diritto alla protezione degli interessi morali e materiali derivanti dalla «produzione scientifica, letteraria e artistica». Questo duplice riconoscimento richiede al legislatore e al giudice di attuare un bilanciamento tra il diritto di esclusiva attribuito all'autore dell'opera e la libertà di fruizione da parte di ogni individuo componente della collettività. Recentemente la direttiva comunitaria 2001/29/CE, recepita dal d.lgs. 68/2003, ha stabilito principi e regole tendenti a uniformare le leggi sul diritto d'autore dell'UE. Questa disciplina è stata ispirata dalla necessità di adeguare la protezione dell'opera dell'ingegno e del suo autore alle nuove possibilità di goderne da un pubblico vastissimo in un ambiente telematico (internet).

La sede della persona

Il codice civile individua alcuni luoghi di riferimento e di collegamento relativi a ciascun individuo. L'art. 43 c.c. definisce il domicilio come il luogo in cui la persona ha stabilito la sede principale dei suoi affari e interessi.

La residenza, anch'essa prevista dall'art. 43 c.c., è il luogo in cui la persona abitualmente dimora. Se si vuole tracciare una linea di confine fra le due figure, può dirsi che mentre il domicilio attiene allo svolgimento di interessi di natura patrimoniale, la residenza è la sede di interessi prevalentemente personali. Ciò è confermato dagli effetti che la legge ricollega al domicilio ed alla residenza: la successione a causa di morte si apre nell'ultimo domicilio del defunto, la pubblicazione che precede il matrimonio deve essere fatta nei comuni di residenza degli sposi.

La dimora è il luogo in cui la persona si trova per un breve periodo di tempo (ad esempio l'albergo in cui si trascorrono le ferie).

In alcuni casi il codice civile non fa riferimento a questi termini tecnici come avviene in materia contrattuale quando si afferma che ogni dichiarazione diretta ad una determinata persona si presume conosciuta quando giunge all'indirizzo del destinatario (art. 1335 c.c.).

Document info
Document views85
Page views85
Page last viewedFri Dec 09 12:37:46 UTC 2016
Pages32
Paragraphs468
Words17983

Comments