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Capacità Giuridica

Nozione

La capacità giuridica è l'attitudine di ogni soggetto a essere titolare di diritti e di doveri. Tale nozione non è data dalla legge. L'art. 1 c.c. si limita a stabilire che la capacità giuridica si acquista dal momento della nascita.

La capacità giuridica coincide con la soggettività nel senso che ogni persona fisica è considerata dall'ordinamento giuridico soggetto di diritto.

La nozione di capacità giuridica riveste valore morale e politico con riferimento al principio di uguaglianza fissato dall'art. 3 Cost. Inoltre l'art. 22 Cost. afferma che nessuno può essere privato per motivi politici della capacità giuridica.

In generale nell'ordinamento costituzionale vigente il riconoscimento ad ogni persona fisica della capacità giuridica rappresenta il ripudio di ogni forma di discriminazione in ragione del sesso, della razza, della lingua, della religione, del credo politico e del ceto sociale. Il fondamento normativo primario dell'art. 1 c.c. è dunque costituito oltre che dall'art. 22, Cost., dall'art. 3 Cost.

Dottrina: Nozione

Il legislatore del 1942 ammetteva che leggi speciali potessero prescrivere limitazioni alla capacità giuridica derivanti dall'appartenenza a determinate razze. Nella sua originaria formulazione l'art. 1 era, infatti, composto da tre commi, l'ultimo dei quali disponeva che «le limitazioni alla capacità giuridica derivanti dall'appartenenza a determinate razze sono stabilite da leggi speciali».

In particolare il r.d.l. 1728/1938 considerava l'appartenenza alla razza ebraica quale causa limitatrice della capacità giuridica, ad esempio privando della potestà sui figli il genitore non ariano. L'originario art. 91 c.c., rinviando alla legislazione razziale, vietava i c.d. matrimoni misti tra soggetti appartenenti a razze diverse.

Il 1° comma dell'art. 1 è stato soppresso dal r.d.l. 25/1944, che ha abrogato la legislazione razziale.

Limitazioni alla capacità giuridica erano previste anche in relazione al sesso: le donne hanno acquistato il diritto di voto solo nel 1946. Queste limitazioni sono progressivamente cadute, ad esempio è venuto meno il divieto di accesso nella polizia e nella magistratura. L'equiparazione dei sessi, specialmente nei rapporti di lavoro, è perseguita attraverso norme che impongono la parità di trattamento (l. 903/1977) e più recentemente mediante norme che prevedono le c.d. azioni positive. In particolare la l. 125/1991 definisce azioni positive le misure dirette a rimuovere gli ostacoli che di fatto impediscono l'uguaglianza sostanziale e le pari opportunità tra lavoratori e lavoratrici (art. 1, l. 125/1991). La stretta connessione tra capacità giuridica e principio di uguaglianza ha indotto recentemente la giurisprudenza italiana e comunitaria a escludere lo strumento delle azioni positive quando non sussiste una situazione che di fatto impedisce la condizione di pari opportunità tra uomo e donna. Diversamente operando verrebbe violato il principio di uguaglianza, a vantaggio ingiustificato delle donne.

Capacità giuridica e principio di uguaglianza

Con l'entrata in vigore della Carta Costituzionale il principio sancito dall'art. 1 c.c. ha acquistato il carattere dell'assolutezza e il riconoscimento della capacità giuridica è divenuto espressione del principio di uguaglianza, che appartiene al novero dei principi fondamentali del nostro ordinamento. Pur essendo un concetto tecnico la capacità giuridica costituisce una sorta di diritto naturale, nel senso che la soggettività giuridica non è concessa bensì riconosciuta dall'ordinamento giuridico. Il riconoscimento della capacità giuridica a chiunque nasce è espressione del ripudio di ogni discriminazione e dell'affermazione di un principio di uguaglianza non semplicemente formale (art. 3, 2° co., Cost.).

Il principio di uguaglianza trova riconoscimento anche al livello internazionale. Affermato nella Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948 è stato ribadito in altre convenzioni, quali la Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali del 4 novembre 1950 (e suoi numerosi protocolli aggiuntivi), l'Accordo europeo sui diritti dell'uomo del 6 maggio 1969 e la Convenzione internazionale sulla eliminazione di tutte le forme di discriminazione nei confronti delle donne del 18 dicembre 1979.

Da ultimo l'articolo 13 del Trattato che istituisce la Comunità Europea, introdotto dal Trattato di Amsterdam entrato in vigore il 1° maggio 1999, attribuisce al Consiglio (d'intesa con la Commissione e il Parlamento europeo) il potere di adottare «i provvedimenti opportuni per combattere le discriminazioni fondate sul sesso, la razza o l'origine etnica, la religione o le convinzioni personali, gli handicap, l'età o le tendenze sessuali».

Dottrina: Capacità giuridica e principio di uguaglianza

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