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Capacità Naturale

Nozione

La capacità naturale è la capacità di intendere o di volere, ossia l'attitudine di un soggetto a valutare razionalmente e a determinarsi coerentemente rispetto ad una scelta, ad un'attività, ad un bisogno da soddisfare.

La capacità naturale non coincide con la capacità di agire, pur costituendone il presupposto di fatto.

Dottrina: Nozione

La capacità naturale si distingue dalla capacità legale di agire. Mentre chi ha la capacità di agire normalmente è dotato di capacità naturale, chi ha la capacità di intendere e di volere non necessariamente è un soggetto legalmente capace.

La capacità di agire si acquista al compimento dei diciotto anni perché si presume che a quell'età ogni persona è in grado di provvedere ai propri interessi, è in grado di intendere o di volere. L'acquisto prescinde da qualsiasi verifica delle condizioni intellettive del soggetto.

La regola stabilita nell'art. 2 c.c. è espressione di una scelta di politica legislativa che soddisfa due esigenze fondamentali: 1) garantire la libertà di iniziativa, l'autonomia di ogni soggetto nell'esercizio dei propri diritti quando questo soggetto è capace di intendere e di volere; 2) collegare il raggiungimento della piena capacità ad un momento uguale per tutti, in modo da assicurare la certezza dei rapporti giuridici.

In generale, chi non ha diciotto anni, non avendo la capacità di agire, non può compiere atti giuridicamente rilevanti. È possibile tuttavia in concreto che un soggetto al compimento del diciottesimo anno di età non raggiunga una adeguata capacità naturale, oppure che un minore di età sia in grado di valutare adeguatamente i propri bisogni e di curare i propri interessi. In queste ipotesi vi è una divergenza tra capacità di intendere o di volere e capacità di agire.

Qualche volta il legislatore consente di verificare ex post, in relazione al singolo caso, l'idoneità del soggetto a valutare i propri interessi e le conseguenze della propria attività, al fine di attribuire o togliere efficacia ad atti che altrimenti sarebbero totalmente invalidi (art. 1389 c.c.) o perfettamente validi (art. 428 c.c.).

In questi casi la capacità naturale fa da contraltare alla capacità di agire assumendo autonoma rilevanza.

Rilevanza

La capacità naturale rileva in materia di rappresentanza e di fatto illecito.

L'articolo 1389 c.c. considera valido il contratto concluso dal rappresentante che ha la capacità di intendere e di volere in relazione alla natura e al contenuto dell'atto da compiere, quando è capace di agire il rappresentato, nella cui sfera giuridica si produrranno gli effetti dell'atto posto in essere dal rappresentante.

L'art. 2046 c.c. esonera da responsabilità per fatto illecito chi non ha la capacità di intendere e di volere al momento in cui lo ha commesso, a meno che lo stato di incapacità derivi da sua colpa. Ciò significa che la persona che ha la capacità naturale al compimento dell'atto risponde dell'illecito.

La capacità di intendere e di volere svolge un ruolo di primo piano nell'ambito degli atti di natura strettamente personale, quali ad esempio quelli connessi all'esercizio dei diritti della personalità. La naturale capacità di intendere o di volere appare l'unico criterio idoneo a garantire il reale soddisfacimento dei diritti e delle libertà fondamentali dei soggetti che non hanno ancora raggiunto la maggiore età e che sono in grado di effettuare delle scelte significative rispetto alla propria sfera esistenziale (c.d. grandi minori).

Atti personali

Gli atti inerenti alla sfera più intima del soggetto devono essere effettuati personalmente; l'esercizio dei diritti della personalità deve avvenire ad opera del titolare, non tollerando intromissione da parte di terzi, neppure sotto forma di rappresentanza legale. L'istituto della rappresentanza idoneo a garantire il soddisfacimento di interessi di natura patrimoniale mal si presta ad essere utilizzato in relazione agli atti personalissimi (il testamento, il matrimonio, la legittimazione dei figli naturali) e ai diritti e alle libertà fondamentali (privacy, identità, libertà religiosa, di riunione) che non possono essere esercitati da soggetti diversi dai loro titolari e che rischiano di essere di fatto negati a chi non è considerato dall'ordinamento giuridico in grado di azionarli e di esercitarli (i minori, ad esempio).

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