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Emancipazione

Il minore, compiuti i sedici anni, può essere autorizzato a contrarre matrimonio (art. 84 c.c.). Con il matrimonio diventa per legge emancipato (art. 390 c.c.) e può compiere gli atti di natura patrimoniale che non eccedono l'ordinaria amministrazione (art. 394 c.c.). Per atti di ordinaria amministrazione si intendono quelli che non comportano una diminuzione o un'alterazione della consistenza del patrimonio (riscossione del canone di locazione, vendita o acquisto di un bene di modico valore, ad esempio).

La sola manifestazione di volontà del minore emancipato non è sufficiente per gli atti di straordinaria amministrazione, per i quali sono richiesti il consenso del curatore e l'autorizzazione del giudice tutelare.

Il minore emancipato può essere autorizzato all'esercizio dell'impresa commerciale senza l'assistenza del curatore ed in questo caso può compiere da solo tutti gli atti che eccedono l'ordinaria amministrazione anche estranei all'attività imprenditoriale (art. 397 c.c.). Il soggetto diventa così pienamente capace di agire in relazione ai negozi di natura patrimoniale, con esclusione del testamento (art. 591, n. 1 c.c.) e della donazione (art. 774, 2° co., c.c.).

Curatore

chi è preposto alla cura degli interessi di un diverso soggetto (emancipato, inabilitato, scomparso), ovvero alla gestione di un determinato patrimonio (eredità giacente, fallimento).

Interdizione Giudiziale

Presupposti

L'interdizione determina la perdita totale della capacità di agire (incapacità assoluta).

Può essere interdetta la persona (maggiore d'età) che si trova in condizione di abituale infermità di mente che la rende inidonea a provvedere ai propri interessi (art. 414 c.c.), ovvero il sordomuto o il cieco dalla nascita o dalla prima infanzia quando risulta che sono affatto incapaci di curare i propri interessi (art. 415, 3° co., c.c.).

È il giudice a pronunziare l'interdizione (interdizione giudiziale), una volta verificata in concreto l'incapacità permanente del soggetto a comprendere la realtà e ad assumere decisioni consapevoli. Si tratta di un accertamento complesso che va fatto in relazione al singolo individuo e alle circostanze in cui si trova.

La sentenza ha natura costitutiva in quanto modifica la realtà esistente trasformando lo stato di capacità legale in incapacità, ovvero impedendo l'acquisto della capacità al raggiungimento della maggiore età quando l'interdizione sia stata richiesta nel diciassettesimo anno. In quest'ultima ipotesi l'interdizione ha effetto dal giorno in cui il soggetto diventa maggiorenne (art. 416 c.c.); negli altri casi l'effetto decorre dal giorno della pubblicazione della sentenza (art. 421 c.c.).

È affidato al giudice, al fine di disporne la revoca, il compito di valutare se sia venuta meno la condizione di abituale infermità di mente che aveva determinato l'interdizione.

L'interdizione e la sua revoca possono essere chieste dal coniuge, dai parenti entro il quarto grado, dagli affini entro il secondo, dal tutore, dal pubblico ministero (artt. 417 e 429 c.c.).

Sentenza costitutiva

provvedimento giurisdizionale che incide, modificandola, su una situazione giuridica preesistente.

Pubblicità e tutela

Le sentenze di interdizione e di revoca sono soggette ad un regime di pubblicità (annotazione a margine dell'atto di nascita) che consente a chi entra in contatto con il soggetto incapace di conoscere il suo stato (artt. 423 e 430 c.c.). Gli atti compiuti dall'interdetto sono annullabili (art. 1425 c.c.).

L'assoluta inidoneità dell'interdetto a porre in essere atti giuridici validi e a instaurare relazioni giuridicamente rilevanti giustifica la nomina da parte del giudice (nella stessa sentenza di interdizione) di un rappresentante legale, il tutore, che cura gli interessi patrimoniali dell'incapace, agendo per suo conto e in suo nome.

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