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Interdizione legale

È una misura sanzionatoria che si applica ai soggetti condannati all'ergastolo o alla pena della reclusione per un tempo non inferiore ai cinque anni (art. 32 c.p.).

È definita legale in quanto opera automaticamente (per legge) in conseguenza dell'applicazione delle suddette pene. La persona è pienamente capace di valutare i propri interessi e la portata degli atti da compiere. Tuttavia, a causa della gravità del reato commesso, l'ordinamento interviene anche con una sanzione civile: gli atti di natura patrimoniale sono annullabili su richiesta di chiunque vi abbia interesse. Sono, invece, validi gli atti di natura personale (matrimonio, riconoscimento del figlio naturale) ed il testamento.

Inabilitazione

Presupposti

L'inabilitazione limita la capacità di agire (incapacità relativa).

Può essere inabilitata la persona (maggiore d'età) la cui infermità di mente non è talmente grave da condurre all'interdizione (art. 415, 1° co., c.c.). Il soggetto, pur essendo affetto da una malattia psichica, è in grado di comprendere seppur limitatamente la realtà che lo circonda e di provvedere ai propri interessi.

L'inabilitazione può essere pronunciata in presenza di altre condizioni (art. 415, 3° co., c.c.) che sono da ricondurre a due diverse esigenze avvertite dal legislatore del 1942: a) la protezione del patrimonio dell'incapace e degli interessi economici della sua famiglia; b) la tutela della persona che, presentando un handicap fisico (cecità, sordomutismo), mette in crisi il modello dell'ideale soggetto del traffico economico-giuridico.

Nel primo caso l'inabilitazione è prevista per coloro che per prodigalità o per abuso abituale di alcolici o di stupefacenti espongono sé o la loro famiglia a gravi pregiudizi economici (art. 415, 2° co., c.c.). La seconda ipotesi riguarda il sordomuto e il cieco dalla nascita o dalla prima infanzia che non hanno ricevuto una educazione sufficiente. Il legislatore non individua il parametro cui riferire l'adeguatezza dell'educazione, né il fine cui essa tende. L'obiettivo è quello di impedire che il difetto fisico alteri la relazione paritaria richiesta in astratto nei rapporti patrimoniali e di scambio, mettendo in pericolo e rallentando la circolazione dei beni e della ricchezza.

Pronuncia ed effetti

Una volta verificato in concreto il livello di incapacità del soggetto nel comprendere la realtà e nell'assumere decisioni consapevoli l'inabilitazione è pronunziata con sentenza. Il giudice decide in base all'esito dell'accertamento svolto, indipendentemente dal tipo di domanda proposta, se disporre la limitazione o la perdita della capacità di agire pronunziando l'inabilitazione o l'interdizione. Richiesta l'interdizione, infatti, il giudice può d'ufficio dichiarare l'inabilitazione e viceversa (art. 418 c.c.). Nell'accogliere la domanda di revoca dell'interdizione, può disporre l'inabilitazione se l'infermo di mente non ha riacquistato la piena capacità (art. 434, 1° co., c.c.).

L'inabilitazione (e la sua revoca) possono essere chieste dal coniuge, dai parenti entro il quarto grado, dagli affini entro il secondo, dal curatore e dal pubblico ministero (artt. 417 e 429 c.c.).

Come per l'interdizione, la sentenza di inabilitazione ha natura costitutiva, e ha effetto dal giorno della sua pubblicazione (art. 421 c.c.) ovvero dal giorno in cui il soggetto diventa maggiorenne (art. 416 c.c.). Anche in questo caso è previsto un regime di pubblicità per il provvedimento di inabilitazione (e la sua revoca) - annotazione a margine dell'atto di nascita - per permettere ai terzi di conoscere lo stato di (in)capacità del soggetto (artt. 423 e 430 c.c.).

L'inabilitato ha piena capacità di agire per gli atti di ordinaria amministrazione. Per gli atti che eccedono l'ordinaria amministrazione deve essere assistito dal curatore (nominato dal giudice tutelare). Il curatore non si sostituisce all'inabilitato nel compimento dell'atto, ma la sua manifestazione di volontà si aggiunge a quella del soggetto parzialmente capace.

Gli atti che eccedono l'ordinaria amministrazione compiuti dal solo inabilitato sono annullabili (art. 427, 2° co., c.c.).

La condizione dell'inabilitato è analoga a quella del minore emancipato

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