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Dottrina: Nozione

La distinzione tra enti del Libro I ed enti del Libro V veniva tradizionalmente fondata sull'espressa indicazione - contenuta nell'art. 2247 c.c. - della natura economica dell'attività svolta dalle società e del fine di lucro da esse perseguito. L'atteggiamento favorevole del legislatore codicistico nei confronti delle organizzazioni a scopo lucrativo, si traduce nell'assenza di controlli e di limiti alla capacità delle società e, in presenza di riconoscimento, nell'ulteriore beneficio dei soci di poter esercitare l'attività d'impresa limitando la propria responsabilità patrimoniale alla quota conferita.

L'affermarsi del fenomeno delle organizzazioni collettive ha indotto i giuristi ad interrogarsi sul fondamento della loro soggettività giuridica. Per lungo tempo il dibattito ha visto contrapposte due concezioni. Da una parte la teoria della finzione che, considerando la persona fisica come l'unica forma possibile di soggettività, sosteneva che l'imputazione di diritti e obblighi alle organizzazioni collettive fosse una finzione operata dal diritto per gli interessi dei singoli. Dall'altra parte la teoria della realtà che, sulla base della naturale propensione dell'individuo ad associarsi con altri uomini, considerava la persona giuridica un autonomo centro di interessi e di imputazione di situazioni giuridiche soggettive.

L'impasse è stato superato da un più moderno approccio che tende a considerare la personalità giuridica come la sintesi di una disciplina che trova uno dei suoi elementi caratterizzanti nella autonomia patrimoniale perfetta: i creditori dell'ente possono aggredire esclusivamente il patrimonio sociale e non quello dei singoli membri.

Responsabilità patrimoniale

indica che il debitore, in caso di inadempimento, risponde con tutti i suoi beni presenti e futuri.

Distinzioni

Il codice disciplina le associazioni riconosciute e non, le fondazioni e i comitati, senza darne una esplicita definizione.

Ogni ente presenta una pluralità di persone, un patrimonio e uno scopo.

La diversa articolazione e preponderanza di tali requisiti giustifica la fondamentale distinzione degli enti in due tipi: le associazioni o corporazioni, ove prevale il profilo dei soggetti che operano per uno scopo comune, interno all'ente; le fondazioni o istituzioni, ove prevale il profilo del patrimonio destinato alla realizzazione dello scopo altruistico, esterno all'ente.

Riconoscimento

Il d.p.r. 361/2000 ha modificato la disciplina in materia di riconoscimento delle persone giuridiche private, abrogando alcune norme del Libro I del codice civile. Prima della riforma gli enti privati acquistavano la personalità giuridica mediante il riconoscimento concesso con decreto dal Presidente della Repubblica. Oggi, l'art. 1, d.p.r. 361/2000 stabilisce che le istituzioni di carattere privato acquistano la personalità giuridica mediante il riconoscimento ottenuto con l'iscrizione nel registro delle persone giuridiche istituito presso le prefetture (e non più presso la cancelleria del Tribunale di ogni capoluogo di provincia).

Il riconoscimento è un elemento di natura formale. Nell'attuale disciplina esso è subordinato all'esistenza delle condizioni previste dalla legge per la costituzione dell'ente, alla liceità e possibilità dello scopo sociale, all'adeguatezza del patrimonio rispetto a questo scopo.

L'acquisizione della personalità giuridica comporta l'autonomia patrimoniale perfetta dell'ente. Ciò significa che i creditori della persona giuridica possono soddisfarsi solo sul suo patrimonio, senza potere aggredire quello dei singoli associati; i creditori personali dei soci, invece, non possono aggredire il patrimonio dell'ente né chiedere la liquidazione della quota del proprio debitore.

L'iscrizione nel registro rende opponibile ai terzi i fatti iscritti, a prescindere dalla conoscenza che essi ne abbiano; in mancanza di iscrizione questi fatti sono opponibili soltanto se si prova la loro effettiva conoscenza. Nel registro delle persone giuridiche devono essere iscritte anche le modifiche relative all'atto di costituzione e all'atto che disciplina l'organizzazione e l'attività dell'ente (statuto).

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