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Dottrina: Riconoscimento

Il legislatore del 2000 ha abrogato diverse norme del codice civile (artt. 12, 16, 3° co., 27, 3. co., 33 e 34) e delle disposizioni di attuazione (art. 1, 2, 4, 10, 20, 2° co., 22-30) al fine di superare con riguardo agli enti di cui al Libro I il sistema di un riconoscimento imperniato sul controllo dell'autorità governativa in relazione allo scopo dell'ente e alla congruità dei mezzi patrimoniali. Si trattava di una verifica di merito sull'opportunità dell'attività di ogni singolo ente, circostanza questa che poteva comportare valutazioni differenti pur in presenza di presupposti tra loro equivalenti. Il sistema, in origine, era diretto a riportare le attività e gli scopi delle formazioni intermedie alla centralità dello Stato e al suo controllo. Questa finalità non poteva considerarsi conforme ai principi costituzionali.

In altro modo il codice civile fin dall'inizio ha congegnato il sistema del riconoscimento delle società disciplinate nel Libro V. Questo sistema, c.d. di tipo normativo, consiste in un controllo di legittimità formale (oggi affidato al notaio) sull'esistenza dei requisiti, anche di carattere patrimoniale, stabiliti dalla legge per i diversi tipi di società.

L'art. 8 della l. 580/1993 ha istituito presso la Camera di Commercio il Registro delle imprese, previsto dall'art. 2188 c.c.

Le associazioni riconosciute

L'associazione è un'organizzazione stabile formata da due o più persone, dotata di un proprio patrimonio che persegue uno scopo di natura non economica (associazione culturale, associazione ricreativa).

Nelle associazioni l'atto costitutivo ha natura di contratto bilaterale o plurilaterale con comunione di scopo: le parti del contratto associativo possono essere più di due e tutte perseguono il medesimo interesse.

Caratteristica fondamentale delle associazioni è la struttura aperta all'ingresso di nuovi soci. L'atto costitutivo e lo statuto devono determinare i diritti e gli obblighi degli associati e le condizioni per l'ammissione di nuovi membri (art. 16, 1° co., c.c.). La qualità di associato non è trasmissibile, salvo diversa previsione dell'atto costitutivo (o dello statuto). Ciò significa che il singolo associato non può trasferire ad altri la posizione (giuridica) che occupa all'interno dell'ente.

Non vi è un obbligo di far parte a tempo indeterminato di una associazione: il diritto di recesso del singolo associato può essere esercitato in ogni tempo (art. 24, 2° co., c.c.).

L'esclusione dell'associato può essere deliberata dall'assemblea solo in presenza di gravi motivi. Contro tale deliberazione l'associato può ricorrere all'autorità giudiziaria entro sei mesi dalla notificazione della delibera (art. 24, 3° co., c.c.). Lo scioglimento del vincolo per recesso o per esclusione non incide sull'assetto patrimoniale dell'associazione: non è, infatti, ammessa la restituzione dei contributi versati dall'associato né questi ha alcun diritto sul patrimonio dell'ente.

Recesso

negozio unilaterale recettizio con cui il soggetto manifesta la volontà di sciogliersi da un vincolo obbligatorio.

Le fondazioni

La fondazione è un ente deputato alla cura e alla gestione di un patrimonio destinato dal fondatore alla realizzazione di uno scopo non egoistico e al soddisfacimento di interessi di natura collettiva, esterni all'ente (fondazione culturale, per la ricerca scientifica, ente di assistenza e beneficenza).

L'atto di fondazione è un negozio unilaterale che può essere effettuato anche a causa di morte mediante testamento (art. 14, 2° co., c.c. ).

Nel negozio di fondazione si possono rinvenire due profili: uno di carattere non patrimoniale, in cui si manifesta la volontà del fondatore che nel costituire l'ente ne individua gli scopi; l'altro di carattere patrimoniale con cui si approntano i mezzi necessari alla vita dell'ente (c.d. atto di dotazione). Il negozio di fondazione costituisce un atto di liberalità in quanto il soggetto depaupera il proprio patrimonio per la realizzazione di un fine altruistico.

L'art. 28 c.c. ammette la possibilità che possa provvedersi alla trasformazione della fondazione (in relazione al suo scopo) quando lo scopo originario si è esaurito o è divenuto impossibile ovvero quando il patrimonio è insufficiente per la sua realizzazione. La nuova finalità della fondazione deve essere il più vicino possibile alla volontà del fondatore.

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