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A proposito delle associazioni non riconosciute, si parla di enti di fatto in relazione agli enti che non hanno chiesto o ottenuto il riconoscimento (partiti politici, sindacati, associazioni di volontariato).

Le principali distinzioni tra enti di fatto ed enti riconosciuti sono date dal diverso regime patrimoniale e dall'esistenza di un sistema di controlli e di pubblicità collegato al riconoscimento e all'acquisto della personalità giuridica.

Gli enti di fatto hanno un'autonomia patrimoniale imperfetta: i creditori dell'ente possono aggredire oltre al fondo comune (art. 37 c.c.) il patrimonio personale di coloro che hanno agito in nome e per conto dell'ente (artt. 38 e 41, 1° co., c.c.). Questi stessi creditori non possono invece soddisfarsi sul patrimonio personale degli altri membri dell'associazione che resta separato da quello dell'ente.

Il mutamento di prospettiva segnato dalla Carta Costituzionale nei confronti delle formazioni intermedie in cui si svolge la personalità dell'individuo (art. 2 Cost.) e la crescente diffusione degli enti di fatto hanno determinato una perdita di rilevanza della loro distinzione rispetto agli enti riconosciuti. Il legislatore ha assimilato questi due tipi di enti sia per quanto riguarda gli acquisti relativi a beni immobili e gli acquisti a titolo gratuito (eredità, legati, donazioni) sia per ciò che concerne l'accettazione dell'eredità che deve essere effettuata con il beneficio d'inventario, in modo da evitare la confusione tra il patrimonio dell'ente e quanto acquistato con l'eredità (art. 473 c.c. modificato dalla l. 192/2000). I creditori dell'eredità, accettata con beneficio d'inventario, non possono infatti aggredire il patrimonio sociale.

Beneficio d'inventario (accettazione dell'eredità con)

consente di tenere distinto il patrimonio del defunto da quello dell'erede, al fine di limitare la responsabilità di quest'ultimo per i debiti ereditari e per i legati, entro il valore dell'eredità ricevuta.

Dottrina: Enti di fatto

L'art. 39 Cost., che riconosce la libertà di organizzazione sindacale, prevede un sistema di registrazione e di acquisto della personalità giuridica, rimesso all'emanazione di una legge di attuazione.

Le disposizioni relative al riconoscimento sono state disattese non essendo intervenuta la legge e avendo i sindacati preferito non ottenere la personalità giuridica al fine di evitare i controlli e le ingerenze dei pubblici poteri nella vita e nell'attività dell'associazione. La Carta Costituzionale pone, infatti, quale condizione per il riconoscimento e la registrazione la democraticità dell'ordinamento interno dei sindacati. La preoccupazione delle organizzazioni sindacali rispetto ad un'ingerenza statale era avvalorata da alcuni progetti di legge fortemente limitativi della libertà sindacale (il progetto presentato dal Ministro del Lavoro Rubinacci nel 1951, ad esempio), chiaramente ispirati ad una interpretazione restrittiva delle norme costituzionali.

La Costituzione collega all'acquisto della personalità giuridica la possibilità per i sindacati di stipulare contratti collettivi di lavoro con efficacia obbligatoria per tutti gli appartenenti alle categorie alle quali il contratto si riferisce (art. 39, ult. co., Cost.).

La l. 741/1959, di natura transitoria, allo scopo di garantire un trattamento minimo economico e normativo a tutti i lavoratori di una determinata categoria, in assenza del riconoscimento dei sindacati, ha attribuito efficacia generale ai contratti collettivi già stipulati, recependoli in appositi decreti delegati. Questi ultimi potevano essere derogati (da contratti collettivi o individuali) soltanto a favore dei lavoratori iscritti al sindacato stipulante o che riuscivano ad ottenere un contratto individuale più favorevole. L'emanazione di decreti delegati determinava la conseguenza negativa, per i lavoratori non iscritti al sindacato che non riuscivano ad ottenere un nuovo contratto individuale, di congelare la retribuzione a fronte del progressivo processo di svalutazione monetaria. La Corte Costituzionale con la sentenza 106/1962 ha stabilito che il legislatore non poteva sostituire il meccanismo previsto dall'art. 39 Cost. (emanazione di una legge di attuazione) con il reiterato susseguirsi di decreti legislativi. Per questa ragione ha dichiarato l'illegittimità costituzionale della legge di proroga 1027 del 1960.

Oggi l'efficacia dei contratti collettivi va ricondotta alla rappresentanza che i sindacati hanno dei lavoratori iscritti; tuttavia è stata ammessa la loro estensione, specie nei minimi tariffari, anche ai non iscritti facendo leva sull'art. 36 Cost., che riconosce ad ogni lavoratore il diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del lavoro prestato e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla sua famiglia una esistenza libera e dignitosa. La giurisprudenza ritiene che il contratto collettivo di categoria individui la soglia minima idonea a garantire al lavoratore la qualità di vita enunciata dall'art. 36.

I comitati

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