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Il comitato è un'organizzazione di persone (promotori) volta alla raccolta di fondi (versati dai sottoscrittori) da destinare ad uno scopo non egoistico (comitati di soccorso o di beneficenza, comitati promotori di opere pubbliche, monumenti, esposizioni, mostre, festeggiamenti e simili) (artt. 39-42 c.c.).

La disciplina codicistica dei comitati si limita ai profili patrimoniali e ai rapporti con i terzi. Gli organizzatori del comitato e i soggetti che ne gestiscono i fondi sono responsabili personalmente e solidalmente della loro conservazione e della loro destinazione allo scopo.

Il comitato ha una propria autonomia patrimoniale, imperfetta nel caso in cui sia privo di personalità giuridica. In questa ipotesi delle obbligazioni assunte rispondono personalmente e solidalmente i componenti del comitato, mentre i sottoscrittori sono tenuti soltanto ad effettuare le prestazioni promesse (art. 41, 1° co., c.c.).

Il comitato può stare in giudizio nella persona del suo presidente.

Obbligazione solidale

obbligazione in cui più debitori sono obbligati tutti per la medesima prestazione nei confronti di un creditore (solidarietà passiva) o in cui più soggetti sono creditori della stessa prestazione nei confronti del debitore (solidarietà attiva).

La capacità degli enti

Gli enti, riconosciuti e non, hanno capacità giuridica e di agire.

A differenza delle persone fisiche, l'attribuzione alle formazioni sociali della qualità di soggetti di diritto risponde ad una esigenza pratica che consiste principalmente nella semplificazione dei rapporti tra queste formazioni e i terzi, nel senso che gli atti compiuti dai rappresentanti dell'ente producono effetti direttamente in capo ad esso.

Le persone giuridiche vantano la titolarità di alcuni diritti della personalità non strettamente collegati all'essere il soggetto una persona fisica (quali ad esempio il diritto alla vita o alla salute). In particolare la giurisprudenza riconosce alle persone giuridiche ed alle associazioni non riconosciute il diritto al nome (denominazione), all'identità, all'onore, alla reputazione.

Gli enti hanno anche autonoma capacità processuale (artt. 36 e 41, ult. co., c.c.).

Gli acquisti

La necessità di evitare l'accumulazione improduttiva di beni da parte degli enti morali (detta manomorta) ha indotto tradizionalmente a limitare gli acquisti delle persone giuridiche. Il codice civile (artt. 17, 600 e 786 c.c.) per gli acquisti immobiliari, l'accettazione di donazioni ed eredità e il conseguimento di legati da parte degli enti riconosciuti, prevedeva l'autorizzazione governativa; subordinava l'efficacia delle donazioni e delle disposizioni testamentarie compiute a favore degli enti di fatto alla presentazione dell'istanza volta ad ottenere il riconoscimento.

La l. 192/2000 , nel riformulare il testo dell'art. 13 della l. 127/1997 che ha abrogato l'art. 17 c.c., ha pure abrogato gli artt. 600, 782, 4° co., e 786 c.c. «nonché le altre disposizioni che prescrivono autorizzazioni per l'acquisto di immobili o per accettazione di donazioni, eredità e legati da parte di persone giuridiche, ovvero il riconoscimento o autorizzazioni per l'acquisto di immobili o per accettazione di donazioni, eredità e legati da parte delle associazioni, fondazioni e di ogni altro ente non riconosciuto».

La legge non si occupa degli acquisti immobiliari degli enti di fatto. La dottrina e la giurisprudenza riconoscono la capacità immobiliare degli enti di fatto anche sulla base dell'art. 2659 c.c. che dispone la trascrivibilità degli acquisti di beni immobili (o mobili registrati) direttamente in capo alle associazioni non riconosciute. Questa norma è stata considerata applicabile anche ai comitati non riconosciuti.

Dottrina: Gli acquisti

L'art. 17 c.c. è stato abrogato dall'art. 13 della l. 127/1997 che nella sua formulazione originaria si era limitato ad eliminare le disposizioni relative agli acquisti delle persone giuridiche, tacendo in ordine agli acquisti degli enti non personificati. In questo modo mentre la capacità delle persone giuridiche non soffriva più alcuna limitazione, per gli enti di fatto rimanevano in vigore le norme (artt. 786 e 600 c.c.) che ne determinavano l'incapacità ad accettare donazioni ed eredità e a conseguire legati. Affinché questi atti di disposizione

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