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Fibrosi epatica e sua determinazione con elastometria epatica (Fibroscan): - page 10 / 13

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prescrivere un trattamento antivirale.

Il Fibroscan consente una valutazione non invasiva della fibrosi che permette almeno inizialmente di evitare la biopsia in molti pazienti affetti da epatite cronica. Inoltre il Fibroscan è attualmente il miglior strumento per la diagnosi precoce di cirrosi ed in questo setting di pazienti può avere valore prognostico. Considerata la elevata accettabilità della metodica da parte del paziente, la elastografia potrà rivelarsi utile per il monitoraggio della fibrosi. Sempre più dati enfatizzano come la fibrosi sia un processo dinamico almeno in parte reversibile con un intervento efficace il cui obiettivo potrà essere l’eliminazione o la soppressione dello stimolo fibrogenico, come nelle epatopatie a genesi virale, o in alternativa il controllo diretto della fibrosi con l’introduzione di farmaci antifibrotici. L’accrescersi delle evidenze scientifiche suggerisce che la stessa cirrosi, nei pazienti con funzione preservata, non debba essere considerata intrattabile ed irreversibile. Le terapie attualmente disponibili e ancor di più quelle future dovranno porsi l’obiettivo di prevenire la progressione di malattia consentendo ai meccanismi endogeni di portare alla degradazione della matrice extracellulare e alla regressione della fibrosi. Le future strategie farmacologiche per prevenire la fibrosi dovranno avere l’obiettivo di contrastare l’infiammazione, ridurre l’attivazione delle cellule stellate, inibire la loro attività fibrogenica e stimolare la degradazione della matrice extracellulare. In questo contesto riuscire ad eradicare l’infezione cronica, quale che sia l’eziologia, può consentire alla fibrolisi di esercitare il proprio ruolo sulla regressione della fibrosi

Linee guida sono necessarie per l’utilizzo del Fibroscan nelle diverse malattie croniche di            fegato. Per questo studi prospettici multicentrici dovranno valutare l’accuratezza dell’elastometria epatica  per la valutazione della fibrosi nelle malattie croniche di fegato a diversa eziologia allo scopo anche di individuare i valori ottimali di cut-off nei diversi sottogruppi.

La sua accuratezza, virtualmente operatore indipendente, fa sì che questo dispositivo possa essere utilizzato ripetutamente in modo da identificare i dinamici cambiamenti nel tempo del grado di fibrosi nel singolo paziente. L’ideale campo di interesse dell’elastografia epatica è pertanto il monitoraggio longitudinale della fibrosi sia nei pazienti trattati che nei pazienti non trattati. Infine con l’introduzione di farmaci antifibrotici sarà possibile monitorare la risposta alla terapia. In ogni caso cambierà lo scenario poiché la sua diffusione nella pratica clinica permetterà di ridurre il numero di biopsie necessarie e di avvicinare pazienti  altrimenti “difficili”.

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